

Non solo meme e tweet ironici: la fiction con Sabrina Ferilli su Canale 5 ha aperto una finestra su alcuni termini legati ai rischi del web non noti a tutti; grazie alla narrazione seriale è aumentata la consapevolezza del pubblico
Non solo “Scescilia”. Mentre il web impazzisce e produce meme su meme, A testa alta è diventato un importante biglietto da visita per il 2026 della fiction Mediaset. Le prime due delle tre puntate previste hanno superato il 25% di share e raggiunto una media di circa 4 milioni di telespettatori. Il merito sicuramente va a Sabrina Ferilli, attrice amata dal pubblico e che negli anni si è fatta interprete di miniserie a sfondo sociale sempre apprezzate; ma il successo di A testa alta lo si deve anche al suo contenuto.
Prodotta da Banijay Italia ed RTI, la serie (diretta da Giacomo Martelli e ideata da Mizio Curcio, Paolo Marchesini ed Andrea Nobile) affronta la calda questione del revenge porn e, più ampiamente, del cyberbullismo legato a comportamenti intimi che rischiano di diventare pubblici e di ledere la reputazione delle vittime.
La protagonista Virginia Terzi, preside stimata di un liceo romano, si trova nell’occhio del ciclone proprio a causa di un video girato di nascosto durante un momento di intimità vissuto con un professore del suo corpo docenti. C’è il giallo da risolvere (chi ha girato quel video e perché?), ma A testa alta permette soprattutto di mettere per immagini e narrazione seriale un glossario di cui spesso leggiamo sui giornali ma che non tutti hanno assimilato.
Le parole dell’abuso digitale
A testa alta ha puntato i riflettori sui comportamenti da assumere sul web e sui rischi che essi comportano, ispirandosi a fatti realmente accaduti (il più noto e tragico è quello di Tiziana Cantone, suicidatasi nel 2016, a soli 33 anni, dopo la diffusione di alcuni video), ma cercando anche di fare chiarezza sul significato di alcune espressioni.
Nella serie è centrale il tema del revenge porn, ovvero la diffusione non consensuale di contenuti intimi per vendetta, che costituisce reato penale. È questo il centro dello scandalo di Virginia, i cui colleghi, appena vedono il video, pensano possa essere finto e, dunque un deep fake. Con questo termine si indica un fenomeno sempre più frequente (anche oltre la sfera sessuale), per cui si realizzano video falsi con l’intelligenza artificiale che innestano volti su scene inventate. L’intento di questi video può passare dall’ironia alla satira, ma spesso hanno l’obiettivo di minare la credibilità degli inconsapevoli protagonisti, portandoli all’umiliazione pubblica; i deep fake sono anche utilizzati per mettere in atto delle truffe, sfruttando i volti di personaggi noti al pubblico (alcuni dei quali, venuti a conoscenza dell’utilizzo impropio della loro immagini, sono già corsi ai ripari con alcune denunce).
La protagonista di A testa alta è poi anche al centro di una shitstorm, che la vede dover schivare commenti ironici e il più delle volte offensivi sia da parte dei colleghi che degli studenti della sua scuola. La shitstorm letteralmente è una “tempesta di m*rda” e indica una bufera virale di insulti social, che attiva una “macchina del fango” anche nel mondo reale.
Tra le ipotesi su cui indagano Virginia e la sorella Cecilia (ormai nota come “Scescilia”) c’è anche quella della sextortion, parole che unisce i termini “sexual” ed “extortion” e che dunque indica un’estorsione sessuale. In altre parole, chi è in possesso del video intimo minaccia chi è stato ripreso di diffonderlo pubblicamente e chiede denaro affinché ciò non avvenga. Anche questo è un reato punibile penalmente, e oggi colpisce soprattutto i più giovani, in particolare i maschi.
La serie, ambientata anche in un liceo, vede numerosi personaggi giovani, tra cui Rocco, figlio di Virginia. Anche lui finisce inevitabilmente nel tritacarne dei commenti social, tanto da poter parlare anche nei suoi confronti di cyberbullismo, termine, questo, tra i più usati dalla cronaca di questi anni. Indica, infatti, tutti quegli episodi in cui le vittime sono state prese di mira tramite canali web come piattaforme social e video online con battute, offese e molestie che denigrano la vittima.
Un glossario a cui si possono aggiungere altri termini oggi in rapida diffusione, come catfishing (ovvero truffare qualcuno fingendosi un’altra persona o rubando l’identità online di qualcuno), cyberflashing (quando si ricevono immagini oscene contro la propria volontà) o body shaming (utilizzare l’aspetto fisico di una persona per offenderla).
I numeri di un fenomeno che vanno ricordati

Le ragioni del successo di A testa alta stanno anche qui: la serie ha permesso di conoscere una terminologia che, per la sua provenienza straniera, potrebbe risultare di difficile comprensione per una parte di pubblico ma che va conosciuta da tutti, perché può colpire chiunque.
I numeri dimostrano che quello che viene raccontato non è solo fiction: in Italia ad oggi sono 2 milioni le vittime di revenge porn (The Fool/Permesso Negato, 2025), mentre il 58% dei giovani under 26 lo teme, così come teme il cyberbullismo (Terre des Hommes). Quest’ultimo, stando ai dati Istat 2025, ha colpito il 34% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni.
Il 63% degli italiani si dice inoltre preoccupato della diffusione di video deepfake e delle possibili truffe che potrebbero essere generate con esso (dati Ipsos). Nel 2025 in Italia sono emerse i primi casi di voice cloning, ovvero truffe legate alla riproduzione della voce di operatori bancari o familiari, che ottengono dati sensibili e codici per svuotare i conti correnti. È in aumento anche la sextortion: dal 2020 al 2024 i casi sono saliti quasi costantemente, con il 90% vittime di sesso maschile, anche minorenni.
La consapevolezza come difesa

I numeri fanno paura, ma non non devono far pensare che non si possa fare nulla per contrastarli. Maggiore sensibilizzazione e consapevolezza dei rischi possono aiutare a vivere il mondo virtuale senza incappare in episodi spiacevoli. Oltre alla Polizia Postale, che lavora costantemente per aiutare le vittime, nel 2019 è nata Permesso Negato, associazione il cui obiettivo è “offrire supporto tecnologico e orientamento legale alle vittime di diffusione non consensuale di materiale intimo e violenza online”.
I rischi esistono, ma esiste anche chi può aiutare e diffondere una cultura più consapevole. Forze dell’Ordine, associazioni e anche i mass media hanno un ruolo rilevante nell’educare la società a difendersi. Per questo realizzare una fiction su questi temi con un’interpreta popolare come Sabrina Ferilli è stata una mossa intelligente, capace di avvicinare il pubblico spingendolo al live tweeting prima ma ricordandogli poi i rischi che vanno oltre il meme.






