

Per Sabrina Ferilli è l’ultimo atto di un trilogia sociale (dopo L’amore strappato nel 2019 e Svegliati amore mio nel 2021), per Canale5 un piccolo miracolo: proporre al suo pubblico una serie di successo nazionalpopolare, (in)credibilmente istruttiva e divisiva
A testa alta: il coraggio di una donna è il primo fenomeno televisivo, partito sopra ogni aspettativa, del 2026. Un debutto di una miniserie Mediaset al 25% e con più di 4 milioni di spettatori, in prima tv mercoledì 7 gennaio dalle 22.00 in poi, impone una riflessione lucida e a scanso di ogni snobismo.
Innanzitutto, l’ammiraglia ha doppiato negli ascolti RaiUno che, nella stessa sera, proponeva in programmazione il film con Giuseppe Zeno Tempi Supplementari. Il competitor è stato, inoltre, battuto sul tempo, vista l’imminente trasmissione sulla tv di stato di una fiction a tema persino nel titolo, La preside: Luisa Ranieri torna su RaiUno lunedì 12 gennaio 2026 nei panni della nota Dirigente scolastica di Caivano.
Canale5 sembra vendicare in questo modo la sconfitta subita dalla finale meno seguita di sempre del Grande Fratello, in data 18 dicembre 2025 (con poco più di 1 milione e mezzo di spettatori e il 14% di share), ad opera del finale di un’altra serie a tema didattico, Un professore 3 (con 3 milioni e mezzo di spettatori e il 21%). Evidentemente, un ampio interesse di pubblico è sollevato da serie che fotografano gli adolescenti nel loro setting naturale: le aule di scuola. Ma il record di ascolti totalizzato dalla prima puntata di una miniserie Mediaset, che fa impallidire persino successi recenti come L’Isola di Pietro di Gianni Morandi, non può essere dovuto solo al suono della campanella né, tantomeno, casuale. Soprattutto se, da mesi, l’unico programma di Canale5 a eguagliare le medesime cifre è il talent show Tu si que vales, in cui Ferilli è giudice popolare tanto fissa quanto sovraesposta (rispetto al suo mestiere di attrice) dal 2019.
Il diritto di contare (come attrice) di Sabrina Ferilli

Sabrina Ferilli è tornata a interpretare il ruolo di una donna coraggio su Canale5 a cinque anni dalla serie-denuncia Svegliati amore mio (se no mamma non ce la fa, così proseguiva la frase di culto pronunciata dal personaggio di Nanà), e a due anni dalla fiction metatv Gloria, trasmessa su RaiUno: in entrambi i casi gli ascolti erano stati nella norma. Altrettanto soft il ritorno di Ferilli come spalla comica di Christian De Sica e Pietro Sermonti nella seconda stagione di Gigolò per caso, disponibile dal 2 gennaio 26 su Amazon Prime Video, dove la troviamo nei panni della sex guru Rossana Astri. Ma il personaggio con cui l’attrice sta riaffermando il suo primato nella fiction è proprio Virginia Terzi in A testa alta: la preside di un liceo laziale nei pressi del Lago di Bracciano, nel giro di poche ore, finisce al pubblico ludibrio per un video-scandalo che la ritrae in intimità con il giovane professore di educazione fisica. Da preside dell’anno a vittima di revenge p0rn è la parabola di un caccia alle streghe dei giorni nostri, a cui l’attrice ha dato anima e voce producendo reazioni contrastanti.
Il critico del Corriere della sera, Aldo Grasso, ha stroncato la sua interpretazione derubricandola a “sindrome di Anna Magnani”.
Si chiama ricatto del contenuto: ci sono storie che trattano temi sociali così importanti da renderle immuni da ogni critica (…). Tuttavia è difficile non sottolineare la povertà espressiva di questo racconto (…) occhi affondati in orbite scure, sguardo perennemente accorato, postura tragica sospesa tra la disperazione della mater dolorosa e una vitalità irrefrenabile. Sì, ma poi la recitazione è appena sufficiente.
D’altro canto, in Rete si sono diffusi meme e video satirici sulle consuete esclamazioni in romano stretto dell’attrice, nonché sui suoi appelli al pubblico con sguardo dritto in camera. Un rumore di sottofondo che non nasconde il merito lucreziano di Sabrina Ferilli: riuscire a distillare i contenuti più ostici (vedi i ricatti sessuali che colpiscono minorenni) e a veicolare messaggi etici (chi condivide un contenuto intimo per screditare qualcuno è complice del reato) facendo ricorso a dolcificanti pop, a volte autocitazionisti. Si pensi all’iconico Luiggi (un tributo semiserio al suo personaggio di Dalida quando trovava Tenco senza vita) o alla colonna sonora di una hit di Emma come omaggio alla comune amica Maria De Filippi.
Così, una ricerca consapevole della viralità sembra il frutto di una scelta d’autore che pesca dal contemporaneo e dalle piattaforme (lo spaccato di provincia della borgata laziale e il controllo tossico dello smartphone del partner sembrano ammiccare al teen drama Adorazione di Netflix). D’altra parte, la differenza la fa uno stile solo, quello inconfondibile Ferilli, che non si vergogna della leggerezza e ha il diritto di non essere considerato cringe o trash. A meno che non si voglia estendere le stesse etichette a ruoli oggi rimpianti e ben più stereotipati di fiction del passato (citofonare Rosanna e l’antagonista Suor Alberta, alias Virna Lisi, in Le ali della vita).
Virginia Terzi appare, invece, (in)credibilmente realistica nei suoi contrasti: da una parte l’umanità carismatica tipica delle presidi che donano la propria vita alla scuola, dall’altra la fragilità del loro ruolo di potere, tra sale docenti in cui il tradimento è in agguato e studenti che a volte possono diventare senza scrupoli, affondando la lama quando percepiscono la crisi dell’autorità adulta. A colpire è la capacità di lottare “a testa alta”, senza farsi intimidire o abbattere dalla propria crisi reputazionale, che Ferilli trasmette al personaggio, calandosi nei suoi panni in modo viscerale. Il che suona come un risposta indiretta della stessa attrice alla sua presenza divenuta più sporadica sul set.
IO NON ME NE VADO. RESTO QUI CON VOI.




