E se Jurassic Park avesse avuto il Wi-Fi? Tutte le volte in cui il Super Bowl ha rimesso in scena i film cult

L’ultimo caso è lo spot di Xfinity che ha riportato Sam Neil, Laura Dern e Jeff Goldblum sull’isola di Jurassic Park. Ma negli anni il Super Bowl ha regalato al pubblico spot diventati cult, grazie alla riproposizione di pellicole del passato e personaggi che rievocano ricordi nostalgici e creano il giusto gancio con il presente

Se Jurassic Park avesse avuto una connessione internet veloce e stabile, probabilmente non sarebbe diventato uno dei film più traumatici della storia del cinema pop. Niente cancelli che saltano, niente T-Rex in libertà, niente fughe per mettersi in salvo dai predatori della preistoria riportati in vita dal Dr. Hammond.

È da questa intuizione tanto semplice quanto geniale che nasce lo spot della compagnia mobile Xfinity che sarà trasmesso durante il Super Bowl 2026 (nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, ora italiana, in diretta su Italia 1 dalle 00:20) ma che è già stato distribuito online.

Uno degli spot realizzati ad hoc per il Super Bowl più commentati degli ultimi anni: Xfinity è riuscita a richiamare infatti il cast originale (Sam Neil, Laura Dern e Jeff Goldblum, prontamente ringiovaniti grazie alla tecnica digitale del morphing), a ricostruire scene iconiche mixandole con altre tratte dalla celebre pellicola del 1993, a ad usare la stessa iconica musica di John Williams. Cambia solo una cosa: la tecnologia funziona.

Lo spot funziona perché non aggiorna il film ma si limita a fare una domanda contemporanea: e se il problema fosse stata la tecnologia dell’epoca? Giocando con la tecnica narrativa del What if… lo spot riporta il pubblico nel passato, senza dimenticarsi del presente in cui viviamo.

Non si prende in giro Jurassic Park, ma se ne rispetta il racconto, consacrandolo come uno dei film classici del cinema moderno, conosciuto anche dalle generazioni più recenti (elemento, questo, fondamentale per poter raggiungere un target il più trasversale possibile). E soprattutto dimostra una cosa: oggi il Super Bowl è diventato la macchina del tempo ufficiale della cultura pop, il luogo dove i film cult vengono smontati, rimontati e riscritti in 30 secondi. In effetti, non è un caso isolato.

Lo spot che diventa remake

Il Super Bowl è l’unico evento televisivo in cui gli spot non interrompono lo spettacolo ma sono lo spettacolo. E per farsi notare davvero, negli anni i brand hanno capito che non basta essere divertenti: bisogna attivare la memoria emotiva dello spettatore. E cosa c’è di meglio di un film cult per riuscirci?

Uno dei primi a farlo in modo clamoroso è stato Volkswagen, con The Force, nel 2011: un bambino vestito da Darth Vader prova a usare la Forza in casa. Non c’è una scena precisa di Star Wars ricreata, ma c’è tutto l’immaginario. È stato uno dei primi spot a diventare virale prima ancora del Super Bowl, aprendo una nuova era.

Più esplicito è Mountain Dew Zero Sugar con The Shining (2020): Bryan Cranston -il mitico Walter White di Breaking Bad– rifà il Jack Torrance di Jack Nicholson e Tracee Ellis Ross (Black-ish) la Wendy di Shelley Duvall; l’hotel Overlook viene ricostruito nei minimi dettagli ed “Here’s Johnny” diventa una battuta pubblicitaria. Kubrick viene trasformato in parodia, ma con un rispetto quasi maniacale.

Non ritornano solo gli attori, ma anche i personaggi

Negli ultimi anni, però, il livello si è alzato ulteriormente: la citazione accurata del film non basta più, bisogna riportare in vita i personaggi. Così, nel 2012 Honda richiama Matthew Broderick in uno spot che è a tutti gli effetti un sequel non ufficiale di Una pazza giornata di vacanza. Il protagonista, Ferris, è cresciuto, ma lo spirito è lo stesso: invece che marinare la scuola, decide di dare buca al lavoro per concedersi una giornata di puro divertimento, con il rischio che il suo capo lo scopra. È nostalgia dichiarata, senza ironia difensiva.

Nel 2021 Uber Eats riporta in scena Wayne e Garth, protagonisti di Fusi di Testa: Mike Myers e Dana Carvey (con un cameo di Cardi B) tornano esattamente a interpretare i loro personaggi, pronti a promuovere le attività di ristorazione locale. Mossa dell’headbanging, battute, atmosfera anni ’90, a piena disposizione dei nostalgici fan.

Stesso discorso con Jeep e Ricomincio da capo, dove Bill Murray torna letteralmente intrappolato nel Giorno della Marmotta. I nquesto caso lo spot più che citare il film lo prosegue, ricatapultando protagonista e spettatori nelle atmosfere sempre nostalgiche della pellicola.

L’espansione degli universi cinematografici

Alcuni spot , invece, fanno un passo ancora più lungo e provano addirittura a espandere l’universo narrativo dei film. È il caso di Edward Mani di forbice per Cadillac, che immagina un “figlio” del personaggio interpretato da Johnny Depp, a cui dà volto Timothée Chalamet e di Kim, per cui è tornata sul set Winona Ryder. Il film non viene riscritto, ma si immagina cosa potrebbe essere stata in questi anni la vita dei protagonisti e di chi ne ha preso il posto.

Lo stesso ha fatto Bud Light, ma con una serie tv, ovvero Game of Thrones, dove il mondo di Westeros invade uno spot già esistente, fino all’arrivo di un drago che anticipa via all’ultima attesissima stagione della serie. Non serve conoscere la trama, basta riconoscere l’iconografia.

Perché funzionano sempre (e perché ne vedremo sempre di più)

Il pubblico del Super Bowl è cresciuto con quei film, e ritrovare quei film durante l’evento tv statunitense dell’anno è il gancio perfetto per le aziende per tenere incollati alla tv il pubblico durante la pausa dalla partita, attivando quella nostalgia necessaria a entrare nella testa e nel cuore della gente.

Star Wars, Jurassic Park ,The Shining e Ricomincio da capo suscitano un sentimento collettivo, rievocano ricordi del passato (“mi ricordo quando ho visto quel film per la prima volta…”) e cementano il senso di comunità. Rivederli, anche solo per mezzo minuto e con i dovuti accorgimenti, genera quel commento utile a far parlare del marchio anche nei giorni successivi. Ed è per questo che oggi il Super Bowl più che vendere prodotti regala ricordi ben confezionati.

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