Vladimir, ossessioni e fantasie al centro di una presa di coscienza di se stessi (recensione)
Vladimir serie tv recensione Netflix

Recensione e spiegazione del finale della serie Netflix “Vladimir”, con Rachel Weisz e Leo Woodall

Rachel Weisz e Leo Woodall sono i protagonisti di Vladimir, miniserie disponibile su Netflix dal 5 marzo e composta da 8 episodi. Al centro della storia, un’insegnante di letteratura inglese sposata da molti anni e con un matrimonio aperto. Ma in questo legame, ad approfittare soprattutto delle “regole” di relazione, è soprattutto il marito, John, che si trova anche al centro di uno scandalo. Alcune studentesse, infatti, lo hanno denunciato per molestie dopo essere state a letto con lui e l’uomo, adesso, si trova di fronte al rischio di essere giudicato colpevole, a pochi mesi dall’agognata pensione.

Attenzione: spoiler.

La protagonista – del quale conosciamo solo l’iniziale del nome, M – appare immediatamente come colei che subisce le conseguenze dei comportamenti del marito, al centro di sguardi, commenti e critiche degli studenti e dei colleghi insegnanti. Tutto, però, sembra cambiare quando arriva un nuovo docente, Vladimir, sposato e con una moglie anche lei professoressa associata. Dal primo incontro con il giovane, M. si perde in una serie di torbide fantasie, immaginando e sognando quel brivido e quel desiderio che non prova da molto.

Se il marito può collezionare (!) una serie di relazioni extraconiugali senza alcun trasporto emotivo, l’unica relazione di M. è con un collega più grande di lei e per il quale aveva provato sentimenti. M. condivide un matrimonio aperto ma appare non in grado di approfittare dello svago possibile e, quelle rare volte, prova comunque un trasporto. Appare come l’anello debole di questo legame matrimoniale, addirittura travolta e vittime dei comportamenti di John.

La serie sottolinea certe ipocrisie celate all’interno della società e dei rapporti. Addirittura, per non rischiare il suo posto di lavoro, M. si offre volontaria per un “tiro al bersaglio” con le domande pruriginose di colleghi e studenti, increduli che lei non prenda le distanze dal marito e che non si dipinga da moglie vittima, tradita e ferita.

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L’arrivo di Vladimir è una boccata d’ossigeno che la riporta a provare brividi di eccitazioni, insicurezze quasi adolescenziali (come l’interpretazione delle emoji) e a riassaporare quella passione che tanto le manca e che cerca quasi di compensare e ripiegare col marito, in amplessi rapidi e senza contatto visivo.

M. si ritrova ad essere soggiogata da se stessa e dai suoi impulsi, fino a spingersi anche a comportamenti assurdi ed estremi per avere risposte ai suoi pensieri e per cercare, così, di mettere a tacere ogni fantasia. Ma, quando sembra aver raggiunto il suo scopo, ha la vera evoluzione come personaggio, mettendo se stessa al primo posto, forse anche per la prima volta.

Nello chalet, il marito sembra aver riscoperto un nuovo desiderio per lei e le propone di annullare il matrimonio aperto e di riprovarci per davvero. Allo stesso tempo, Vladimir, dopo un passionale e feroce rapporto intimo, le propone di diventare la sua amante fissa e di vedersi in quella casa una volta a settimana. M. sembra aver tutto quello che aveva sempre desiderato, inconsciamente e razionalmente. L’amore di un marito che si (ri)accorge di lei e di un giovane amante che la vuole e la brama.

A causa di un incendio improvviso, mentre John e Vladimir si ritrovano davanti ad una porta bloccata, M. si allontana. Prende le distanze dai due uomini e salva se stessa, il suo racconto (che stava scrivendo) e si rifugia fuori dallo chalet. Dalle sue parole, i due uomini si salvano ma è nell’azione di andarsene e di fuggire con la sua fatica e la sua vita (riportata su alcuni quaderni), M. si rende finalmente conto di non aver bisogno né di un marito che la desideri nuovamente né di un collega più giovane che le vuole concedere un incontro furtivo a settimana.

M. è finalmente protagonista della sua vita e delle sue scelte.

“Vladimir” è una serie binge-watching che si gusta piacevolmente con episodi che non arrivano a 30 minuti di durata. Le interpretazioni sono interessanti, la protagonista coinvolge e non è respingente (nonostante certe estremizzazioni). La trama incuriosisce e il tono comedy – con sguardo diretto allo spettatore – avvolge e risulta gradevole (impossibile non pensare a quel capolavoro di Fleabag, anche se quella è tutta un’altra storia…).

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