The Testaments, Gilead è diventato un inquietante parco tematico dove l’adolescenza diventa l’arma per scappare

La nuova serie su Disney+, sequel di The Handmaid’s Tale, cambia in luce e colori una narrazione simile rispetto all’originale. Ma qui, nel racconto di due adolescenti alle prese con il mondo distopico della serie, prevale la forza dell’adolescenza

Gilead non è morta, ma vive e lotta… contro di noi. Disney+, nel catalogo Hulu, ha cominciato a distribuire The Testaments, la serie spin-off di The Handmaid’s Tale, che per anni -anticipando in parte i tempi difficili che stiamo vivendo- ha raccontato un’America distopica, in cui estremismo religioso, totalitarismo e inverno demografico causato da malattie e inquinamento hanno reso le donne un oggetto senza diritti.

Lo spin-off che è soprattutto sequel

Parliamo di spin-off, ma The Testaments (tratto anch’esso da un romanzo di Margaret Atwood) è un sequel bello e fatto: ambientato anni dopo il finale della serie madre, le dinamiche rispetto all’originale non cambiano. La dittatura post americana è ancora in vigore e sta crescendo una nuova generazione di donne , che a Gilead sono nate. Abituate quindi a conoscere solo quelle regole, a temere quei divieti, a evitare quegli sguardi che potrebbero metterle nei guai.

La storia si divide tra i punti di vista di Agnes, figlia di un Comandante di Gilead e con una matrigna che non nasconde di mal sopportarla e di Daisy, che a Gilead ci è appena arrivata e sta scoprendo l’orrore diventato normalità. Due anime differenti che però s’incontrano, pur non senza qualche difficoltà, forti del legame anagrafico.

Perché Agnes e Daisy sono due ragazze, con due esperienze di vita diversissime, ma con entrambe dei sogni per il loro futuro. Se Daisy rende quei sogni il motore della sua permanenza a Gilead, Agnes li vive con paura, consapevole dei rischi che le potrebbero far correre, eppure non riesce a staccarsene.

Gilead si è rifatta il look

Rispetto a The Handmaid’s Tale, The Testaments ci offre uno sguardo volutamente addolcito su Gilead: come detto, l’orrore diventa normalità, e anche nella Storia più buia cominciano ad apparire i colori. Se Il racconto dell’Ancella aveva usato toni cupi e colori spenti per raccontare al pubblico un tragico passaggio dal mondo libero alla dittatura; The Testaments volta pagina e colora lo schermo.

Le stesse giovani protagoniste sono suddivise a seconda del loro status con dei colori accessi e rassicuranti (il perla, il viola prugna e il rosa, per poi passare al già noto verde delle mogli dei Comandanti), ma anche gli ambienti vivono una nuova vita con maggiore attenzione alla cura dei dettagli. Gilead si è rifatto il look, per apparire più rassicurante e migliore del mondo là fuori, che continua a osservare con stupore una comunità di cui il pubblico fedele della serie madre sa già tutto.

Il makeover voluto per The Testaments è esso stesso un codice per interpretare questa nuova serie che, per avere ragione d’esistere, doveva trovare una chiave differente rispetto all’originale. La chiave è stata trovata proprio nell’intenzione di mostrare una realtà in cui l’estetica pacifica e garbata nasconde una profonda necessità di controllo e di lotta per il potere.

La forza della vita che cresce

Una contraddizione in cui s’inseriscono le giovani protagoniste, plasmate su immagine e somiglianza di Gilead fin da bambine ma che vogliono dirci di più. Il fuoco della ribellione brucia in Agnes e Daisy così come in tutte le nuove generazioni che si affacciano al mondo; ma allora basta davvero un controllo dittatoriale per estinguere questo fuoco?

The Testaments riesce così a essere nuovo rispetto a The Handmaid’s Tale, ma anche a prenderne le distanze. Se la serie con Elisabeth Moss raccontava una rassegnazione, poi divenuta rabbia e infine lotta, il suo sequel parte da una condizione d’essere che inizialmente invincibile, ma che non ha fatto i conti con uno strumento proprio dell’essere umano in quanto tale: la sua capacità di crescere e di vederele cose sempre con occhi propri.

A vedere The Testaments non nasce un entusiasmo nuovo per una serie inedita, ma si rimane episodio dopo episodio per scoprire fin dove l’animo umano può resistere di fronte alla plastificazione di una vita apparentemente perfetta, lasciando le nuove generazioni vivere in quello che sembra a tutti gli effetti un delizioso parco tematico, le cui attrazioni nascondono inquietanti sorprese.

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