Rosa Elettrica è la metafora della fuga dal nostro passato: recensione della serie completa

Su Sky ha debuttato Rosa Elettrica: abbiamo visto in anteprima tutti e sei gli episodi della serie con Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli, un crime on-the-run in cui la fuga si trasforma in metafora della crescita e dell’abbandono delle nostre versioni precedenti

Tanto thriller, moltissimo on-the-run, una punta di comedy che non ti aspetti e l’immancabile giallo da risolvere. Anche Sky Italia, che in questi anni ha cercato di proporre ai propri abbonati generi seriali che si discostassero dal crime duro e puro, alla fine ha ceduto: Rosa Elettrica ha nel suo DNA tutte quelle impostazioni che servirebbero benissimo una prima serata (o quel che ne resta) della Rai. Ma siamo su Sky e, quindi, se crime deve essere lo sia con una chiave più distintiva.

Abbiamo visto in anteprima tutti e sei gli episodi della serie Sky Original, prodotta da Sky Studios e Cross Productions, liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Giampaolo Simi edito da Sellerio Editore Palermo. Una serie che segna il debutto sulla pay tv di Maria Chiara Giannetta, volto ormai affermato della fiction generalista, affiancata da Francesco Di Napoli, che su Sky lo avevamo già visto recitare in protolinatino nelle due stagioni di Romulus.

In fuga da se stessi

Senza girarci troppo intorno, Rosa Elettrica è sì la storia di una fuga di un’improbabile coppia (lei è una poliziotta al primissimo incarico di protezione testimoni, lui un baby boss emergente della camorra deciso a collaborare), a cui misteriosi personaggi stanno danno la caccia, ma è soprattutto la storia di una fuga dalle versioni precedenti dei due protagonisti. E questo è il vero gancio della serie.

Rosa, è un’insicura cronica, seppur ben preparata nel suo lavoro, perennemente inseguita da una vocina interiore rappresentata dalla sua versione bambina che le ricorda di non essere capace in nulla. Daniele, noto a tutti come Cocìss, ha una reputazione alle spalle che gli permetterebbe di scalare rapidamente i vertici della camorra: cresciuto nel marcio, ne conosce i codici e le mosse, tanto da essere capace di anticiparle con estrema agilità. Accetta però di collaborare con la giustizia, perché qualcosa dentro di lui sta cambiando.

Lo sviluppo della trama è servito: se è vero che materialmente i due devono fuggire per tutta l’Italia da chi vorrebbe fare fuori Cocìss, costringendo Rosa a imparare sul campo strategie e azioni che mai avrebbe pensato di applicare al suo primo incarico, è altrettanto vero che Rosa Elettrica non è solo questo.

In sei episodi, complice la chimica che s’instaura tra Giannetta e Di Napoli, le due etichette inizialmente appiccicate sui loro personaggi si staccano, rivelando una natura più umana ed empatica. Rosa e Cocìss, pur in modo differente, sono due giovani adulti che, si adulto, hanno ancora ben poco, in fuga dalle vecchie versioni di loro stessi e soprattutto dalle aspettative che gli altri hanno nei loro confronti.

Crescere, che crimine!

Metaforicamente parlando, i sei episodi diretti da Davide Marengo e scritti da una writers’ room tutta femminile (la head writer Giordana Mari è stata affiancata da Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero) ci raccontano tramite l’immagine della fuga on the road quello che capita a tutti noi quando passiamo dall’adolescenza all’età adulta. O, meglio, quando scopriamo che siamo diventati adulti senza che ce ne accorgessimo.

È questo che succede a Rosa e Cocìss: costretti a guardarsi le spalle dai loro nemici reali, si dimenticano di quelli invisibili, che si sono creati nelle loro menti. Insicurezze, ricordi traumatici del passato, paranoie e timore del giudizio altrui: un fardello che l’avventura affrontata costringe loro a mettere via via da parte per scoprire la nuova versione di loro stessi, una versione che fino ad allora aveva vissuto nascosta. Perché? Beh, pensate a quante volte non ve la siete sentita di fare un passo importante nella vostra vita, dicendovi “Non sono ancora pront*”: ecco.

On the road esistenziale

Si corre, si fugge, ma Rosa Elettrica cambia la prospettiva: restiamo intrappolati non tanto dalla narrazione crime (comunque necessaria per costruire un thriller che abbia un suo motivo di esistere), quanto dalla crescita forzata dei due protagonisti.

Ed è proprio questo che funziona di questa nuova serie Sky tant’è che il finale (no spoiler, tranquilli) perde parte di quel pathos emotivo a cui abbiamo assistito nei primi cinque episodi, salvo poi riprendersi negli ultimi minuti con una rivelazione che cambierà nuovamente le carte in tavola.

Perché crescere è un viaggio che non finisce mai: lo capiscono Rosa e Cocìss e lo capiamo noi che, seguendo la loro fuga, ci troviamo per qualche attimo a confrontarci con le mille fughe che abbiamo messo in atto, consapevolmente oppure no, nelle nostre vite.

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