

Alcune delle serie tv più iconiche si concludono allo stesso modo, con una porta che si chiude. Un sottotropo che arriva da una serie cult degli anni Settanta e diventato un gesto dalla doppia valenza per sceneggiatori e pubblico
Una porta che si chiude: un gesto banale, quotidiano, a cui non diamo mai un significato assume un potere evocativo fortissimo in un momento specifico della storia di una serie tv. Quale? La sua conclusione. Ne abbiamo appena avuta una dimostrazione, con il finale di serie di Stranger Things (che non spoileriamo, tranquilli): anche nella serie tv più discussa del momento c’è una porta che si chiude, mentre ad aprirsi sono stati i rubinetti emotivi di milioni di telespettatori che con le loro lacrime hanno approvato il finale.
Una cosa è certa: quella dei fratelli Duffer non è stata una scelta casuale, ma appartiene a una variante di un tropo eterno, utilizzato spesso nelle serie tv di lunga durata: lo Stock Sitcom Grand Finale con Door-Closes Ending. Ma perché gli sceneggiatori scelgono questa formula, anche se prevedibile e già vista altrove?
Il cast che se ne va, un classico
Con Stock Sitcom Grand Finale si intende quel momento di chiusura di una serie in cui il cast principale, riunito in una stanza, condivide le ultime battute del copione prima di congedarsi. Solitamente, gli attori abbandonano la scena uno alla volta, lasciando il o la protagonista da solo/a, in modo che tocchi a lui o a lei l’onore e l’onere di dire definitivamente addio ai quei luoghi.
Il potere di un semplice gesto
C’è poi il Door-Closes Ending, un sotto tropo che indica il rituale della porta che si chiude e del cast che la lascia alle proprie spalle ha il potere di rafforzare l’importanza del cast originale della serie e di rendere definitivamente iconici gli spazi del racconto. Che sia un appartamento, una casa, un seminterrato o un luogo di lavoro, quando questo si svuota di coloro che lo hanno reso vivo per anni diventa quasi una reliquia, qualcosa di intoccabile che, chiudendo la porta, rimane fermo nel tempo, mentre le vite dei protagonisti proseguono in altri spazi.
Le origini della porta chiusa
La prima “porta chiusa” in un finale televisivo risale al 19 marzo 1977, quando il The Mary Tyler Moore Show rivoluziona i finali tv con l’episodio “The Last Show”: i protagonisti Mary, Lou, Murray e Sue Ann si riuniscono in redazione, si abbracciano tra lacrime e risate, poi escono uno alla volta. Mary, l’ultima ad uscire, spegne l’ultima luce e chiude la porta, lasciando la camera indugiare sulla stanza vuota: è il primo vero empty room shot. Un’idea che diventerà un classico della televisione.
Da Friends ad Hannah Montana, quante porta chiuse nelle serie tv
Il gesto funziona e riesce ogni volta ad avere una forza superiore a qualsiasi battuta possa essere scritta. Pensate al finale di Friends (nel 2004): i sei amici, nell’appartamento ormai vuoto di Monica e Chandler (e prima di Rachel), lasciano le chiavi sul bancone della cucina e si preparano a salutarlo. Una volta sulle scale, la regia stacca sulla porta, dedicandole un primo piano che sancì la fine di un’era.
Prima di Friends, anche Will Il principe di Bel-Air fece qualcosa di simile (era il 1996): l’intera famiglia si trasferisce e Will, che quella villa aveva accolto anni prima, è l’ultimo ad andarsene. Non lo vediamo chiudere una porta, ma spegnere le luci. Una variazione che consente anche l’ultimo momento comico, con il cugino Carlton che, al bagno nel piano di sopra, scende le scale spaventato tirandosi su i pantaloni.
Anche ne La Tata (1999) c’è spazio per un sorriso: pochi secondi dopo che Francesca chiude la porta della casa di New York che sta per lasciare per trasferirsi in California, rientra a sorpresa. Nel bagno c’è infatti zia Yetta che, vedendo la casa vuota, esclama: “Bella casa, meglio di quella di New York!”, pensando di essere già nella nuova casa con con Maxwell, i loro due gemell, Grace e zia Assunta.
Un escamotage adatto a un pubblico vastissimo, ma anche settoriale, come i più giovani. Anche in Hannah Montana si chiude una porta, ma per… aprire una nuova stagione: il gesto, infatti, è nella scrittura del finale della terza stagione, quando la protagonista e la sua famiglia cambiano casa. La serie non è finita, ma gli sceneggiatori hanno voluto comunque segnare la fine di una fase importante della vita di Hannah e del padre. E il momento in cui lei manda un bacio alla sua ormai vecchia casa è diventato un meme, utilizzatissimo sui social ancora oggi.
C’è anche chi ha fatto della chiusura della porta un rito stagionale: in Streghe ogni finale si conclude con la porta di casa Halliwell che si chiude per magia (nelle prime stagioni era merito di Prue, interpretata da Shannel Doherty), e così avviene anche nel series finale. In quel caso, però, a farlo -sempre per magia- è una bambina, la nipote di Piper.
Il doppio significato di una porta che si chiude
A livello di sceneggiatura, dunque, chiudere in questo modo significare andare a colpo sicuro, sapendo di utilizzare uno espediente narrativo che rassicura ed emoziona il pubblico. Per gli sceneggiatori è la chiusura del cerchio: una liberazione per loro stessi e una catarsi per i loro personaggi, che oltre quella porta possono finalmente vivere qualsiasi vita si possa immaginare, senza alcun limite.
Per il pubblico, invece, la funzione è doppia: determina una separazione necessaria, seppur dolorosa, ma crea anche nostalgia, quella nostalgia necessaria perché la serie entri a tutti gli effetti tra le pagine dei ricordi del pubblico, suscitando la voglia di riguardarsi la serie dal primo episodio. Un cerchio che si chiude, sì, ma può essere ripercorso all’infinito. Dietro quella porta, alla fine, può esserci di tutto, anche il primo episodio, per una maratona infinita che evita lo strappo dell’addio.





