Stranger Things, il finale che genera un’attesa tossica e i precedenti (con le eccezioni)

Il finale di Stranger Things, lo sappiamo già, dividerà il pubblico: più una serie tv diventa iconica più la sua conclusione rischia di deludere i fan. I precedenti lo dimostrano, ma ci sono stati anche dei casi in cui il finale ha messo d’accordo tutti

Ancora poche ore, e poi Netflix calerà l’asso: l’episodio 8 di Stranger Things 5, il gran finale da 2 ore e 8 minuti che chiuderà un’era partita nel 2016. L’hype alle stelle, dopo i colpi di scena del Volume 2 (da. Will telecineta che domina l’hive mind al piano di Vecna per fondere il suo mondo al nostro fino alla vera natura del Sottosopra), ma sotto la superficie ribolle la paura. E se rovinassero tutto? Perché per serie iconiche come questa, il finale è una roulette: o capolavoro eterno, o petizione con migliaia di firme.

Ce lo insegna la storia recente: ogni volta che una serie tv diventata iconica nel corso della sua messa in onda giunge a conclusione, il finale tanto atteso diventa anche -per la maggior parte dei telespettatori- tanto deludente. Pochissime le serie tv che sono scampate a questo destino.

Stranger Things e la ricetta del finale perfetto

Stranger Things non è una serie qualunque: ha ridefinito gli anni 2016-2025 con nostalgia anni ’80, mostri e un cast diventato famiglia globale. Il finale deve chiudere portali, sconfiggere il Mind Flayer e dare chiusure ai protagonisti.I fratelli Duffer promettono un “ritorno alle origini”: tra viaggi nel tempo, sacrifici e manipolazioni, le teorie sono davvero numerose. Ed avendo ciascuno una propria idea di finale, accontentare tutti sarà impossibile.

D’altra parte, più una serie colonizza la cultura, più il finale deve essere biblico. Architetture narrative complesse lasciano troppe sottotrame, mentre un finale deve fan-service e sorprendere, chiudere e tenere aperta una porta alla fantasia degli spettatori. Una ricetta non impossibile, ma molto difficile da mettere in pratica.

Quante volte, nel passato più o meno recente, si è provato a mettere in scena il finale perfetto per una serie diventata iconica? Parecchi​e, anche se non tantissime. Ripercorriamo i finali più chiacchierati di questi anni, ma ricordiamoci anche dei finali che sono riusciti a portare a casa il gradimento del pubblico. In quale categoria finirà quello di Stranger Things?

I controversi finali delle serie tv del passato

Game of Thrones (2019)

Dopo un’epica decennale su potere e merito, con eroi come Daenerys e Jon Snow, scopriamo che lei “impazzisce” improvvisamente, incenerisce Approdo del Re e infine viene sacrificata da lui. Bran diventa nuovo re grazie al suo potere onniscente; Arya parte all’avventura e Tyrion impartisce una lezione sull’importanza di raccontare storie perché rafforzino un popolo e un regno. Ci si aspettava di più, come dimostrano le petizioni da milioni di firme per chiedere addirittura di rifare tutta la stagione e il calo del rating su IMDb da 9.5 a 4.0.

Lost (2010)

Carlton Cuse e Damon Lindelof hanno avuto uno dei compiti più difficili della Storia della tv: chiudere una saga che ha di fatto aperto una nuova era della televisione. Aspettative altissime, che inevitabilmente hanno portato a qualche inciampo. Circondati da teorie e fan base agguerrite, i due sceneggiatori hanno chiuso la serie facendo ritrovare il cast nell’Aldilà, smentendo chi sosteneva che l’Isola fosse il Purgatorio e che fossero tutti morti. I troppo misteri spasi nel corso della serie, però, non sono stati spiegati, lasciando un senso di incompiutezza che ha deluso molti.

Dexter (2013)

Molti se non tutti, si aspettavano un finale tragico per il protagonista: invece, anche su richiesta di Showtime, Dexter non muore (al contrario di Debra), sopravvive a un uragano, si finge morto, mantiene segreta la sua doppia identità e scappa in Alaska come taglialegna solitario. Per anni i fan hanno espresso la loro rabbia per un finale piuttosto fiacco, tanto che anche Michael C. Hall ha sentito la necessità di rimettere mano a quella conclusione lavorando al reboot New Blood, dal cui successo è nato il nuovo sequel Resurrection, già rinnovato per una seconda stagione.

I Soprano (2007)

Famiglia, violenza e identità: questi i temi al centro del discusso finale di una delle serie tv più amate dal pubblico in ogni angolo del mondo. Il suo creatore, David Chase, decise di evitare ogni chiusura generica con un colpo di genio: un taglio a nero durante cena in una tavola calda in cui si trovava il protagonista, poco dopo il rumore del campanello che segna l’ingresso di qualcuno e Tony che alza la testa per vedere chi sia. Resta il dubbio: agguato o altro? Se ne parla ancora oggi.

This Is Us (2022)

Una serie che ha fuso il family drama con il mistery avrebbe potuto regalare al pubblico un’ultima grande sorpresa. Invece, Dan Fogelman ha spinto l’acceleratore sulla componente emotiva, riunendo tutta la famiglia Pearson al capezzale di Rebecca, chiudendo la saga dei Pearson con uno sguardo al futuro. Un finale semplice che non ha tradito lo spirito della serie e che per questo è stato soprattutto apprezzato, anche se c’è stato qualcuno che ha lamentato un’eccessiva manipolazione emotiva.

True Blood (2014)

Dopo anni di triangolo Sookie-Bill-Eric, quest’ultimo -malato- chiede alla sua amata di ucciderlo, per concederle una vita “normale”. L’ultima scena, ambientata anni dopo, ci mostra Sookie felice con una famiglia tutta sua, dei figli e un marito, di cui non si esplicita l’identità. Un finale anonimo, troppo per una serie che aveva fatto dell’eccesso la sua firma.

Le eccezioni

Six Feet Under (2002)

C’è un caso unico, in cui cult e soddisfazione vanno a braccetto. E’ il finale di Six Feet Under, che chiude definitivamente ogni arco narrativo dei protagonisti tramite la tecnica del flash-forward, che ci mostra -restando coerente alla serie- la loro morte anni dopo la fine del racconto nel presente. Un finale che non consente aggiunte o commenti superflui e, per questo, da tutti considerato perfetto.

Buffy (2003)

Il mondo è salvo dal Primo, il male originale, ma Sunnydale è distrutta. Buffy e la sua gang sopravvivono, ad eccezione di Anya, che nonostante la paura ha affrontato i nemici senza guardarsi indietro. Radendo al suolo la città che per sette stagioni ha accolto vampiri, demoni e vari sortilegi, si chiude un ciclo anche per la protagonista, che ora può condividere il suo dono di Cacciatrice con tutte le altre potenziali nel mondo: per Buffy si può prospettare, finalmente, una vita normale. In quel “Adesso, che farai?” e soprattutto nel sorriso di Sarah Michelle Gellar che chiude la serie c’è tutto: la soddisfazione per la conclusione di un viaggio che, come raramente è accaduto altrove, ha davvero fatto crescere i personaggi.

Friends (2004)

Nessun drama, nessuna rottura: i sei amici semplicemente vanno avanti con le loro vite, trasferendosi, cominciando nuove relazioni o mettendo su famiglia. Gli anni in cui amici e famiglia coincidevano sono finiti, ma non c’è amarezza, quanto piuttosto la consapevolezza di aver scritto una bella e divertente pagina della propria vita e che, all’occorrenza, quelle persone ci saranno sempre.

The Big Bang Theory (2019)

Anche in questo caso l’amicizia duratura è al centro del finale: e, grande sorpresa dell’episodio, è Sheldon a farsene carico. Rendendosi conto di essere spesso inappropriato nei suoi atteggiamenti verso coloro che gli sono sempre accanto, durante il discorso di accettazione del Premio Nobel si concentra proprio su di loro, riconoscendo a Leonard, Penny (che ha scoperto di essere incinta), Amy, Howard, Raj e Bernadette la pazienza necessaria perché lui si sentisse amato e motivato. Iconica la scena finale del gruppo che si ritrova nel salotto di Sheldon e Leonard a mangiare cibo d’asporto, come nella sigla.

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