Tragedia di Crans-Montana: La notte che non passerà tra i titoli Netflix più visti

La notte che non passerà, miniserie brasiliana ispirata alla tragedia della discoteca Kiss (che ricorda molto la tragedia di Crans-Montana), è tra i titoli più visti sulla piattaforma.

Gli abbonati Netflix, in questi primi giorni del 2026, stanno riscoprendo (o scoprendo) una miniserie di produzione brasiliana dal titolo Todo Dia a Mesma Noite, distribuita anche con il titolo italiano La notte che non passerà, uscita sulla piattaforma nel 2023.

L’attenzione che la miniserie, composta da 5 episodi e diretta da Julia Rezende e Carol Minêm, sta attirando a sé in questo periodo purtroppo non è casuale ed è strettamente collegata alla tragedia con la quale si è aperto l’anno nuovo e che ha toccato molto da vicino anche il nostro paese.

A Crans-Montana, in Svizzera, infatti, durante la notte di Capodanno, un incendio scatenatosi all’interno di un locale, Le Constellation, ha causato la morte di 40 persone (di cui 6 italiani di età molto giovane) e il ferimento di 116 persone di cui 83 ancora ricoverati in ospedale, stando a La Repubblica.

L’incendio, che si è rapidamente diffuso nel locale nel giro di pochi secondi, sarebbe stato causato da alcune bottiglie di champagne adornate con bengala accesi che, stando alla ricostruzione dell’accaduto, avrebbero toccato i pannelli fonoassorbenti posti sul soffitto del locale.

La notte che non passerà è una miniserie ispirata ad un fatto realmente avvenuto in Brasile, molto simile alla tragedia di Crans-Montana.

La notte che non passerà e la tragedia della discoteca Kiss

La tragedia della discoteca Kiss fu uno degli incendi più devastanti della storia del Brasile e un evento che scosse profondamente l’opinione pubblica, non solo in Brasile, sia per la dinamica dell’incidente che per le gravissime negligenze che emersero in un secondo momento.

I fatti avvennero nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 2013: la discoteca Kiss di Santa Maria, città universitaria che si trova nello stato del Rio Grande do Sul, quella notte stava ospitando una festa riservata a studenti universitari di varie facoltà.

Durante l’esibizione di una band, il cantante accese un dispositivo pirotecnico, molto simile ad un razzo di segnalazione, destinato a uso esterno. Le scintille colpirono la schiuma acustica che rivestiva il soffitto per l’isolamento sonoro. Il materiale, altamente infiammabile e non a norma, prese fuoco immediatamente, liberando un fumo nero densissimo e altamente tossico contenente cianuro e monossido di carbonio.

Il bilancio finale fu tragico: 242 morti e oltre 600 feriti, la maggior parte giovanissimi.

Per quanto riguarda le negligenze emerse successivamente, il locale non aveva segnali per le uscite di sicurezza e aveva una sola uscita d’emergenza, tra l’altro bloccata dai bodyguard, al momento dell’incendio erroneamente convinti che i ragazzi in fuga fossero persone fuggite senza pagare il conto; molti ragazzi, a causa dell’interruzione dell’elettricità e del fumo, scambiarono le porte dei bagni per uscite di emergenza e, infatti, circa 180 corpi di ragazzi deceduti per inalazione di fumo tossico furono ritrovati proprio all’interno dei bagni; il locale, inoltre, era sopraffollato, i permessi antincendio erano scaduti da mesi, gli estintori presenti non funzionarono e la schiuma isolante utilizzata era di un tipo vietato per i locali pubblici in quanto tossica in caso di incendio.

Dal punto di vista legale, la vicenda non ha ancora avuto una fine: nel dicembre 2021 (ben 8 anni dopo i fatti), i due proprietari del locale e due membri della band furono condannati a pene tra i 18 e i 22 anni di carcere per omicidio colposo ma nel 2022 la sentenza fu annullata per vizi procedurali.

Uno dei due proprietari del locale tentò il suicidio durante il ricovero in ospedale.

In seguito alla tragedia, inoltre, in Brasile ci fu una stretta sulla sicurezza negli spazi pubblici e furono chiusi ben 58 locali notturni non a norma.

Sempre dopo la tragedia, l’edificio fu abbandonato e definitivamente abbattuto nel 2024. Al suo posto, dovrebbe essere realizzato un giardino commemorativo permanente in memoria delle vittime.

La notte che non passerà, miniserie basata sul libro Todo Dia a Mesma Noite: A História Não Contada da Boate Kiss scritto dalla giornalista Daniela Arbex, racconta le conseguenze umane, sociali e giudiziarie della tragedia. Nel libro, Arbex, direttrice creativa della miniserie, ha raccolto centinaia di testimonianze di familiari delle vittime, dei sopravvissuti e non solo.

La serie è rimasta il più fedele possibile agli eventi: solamente il nome della band che si stava esibendo al locale fu modificato. Durante la preparazione alla serie, agli attori fu impedito di parlare con i genitori reali delle vittime, presumibilmente per preservare le loro reali emozioni. L’incontro tra il cast e le famiglie delle vittime avvenne solamente in occasione della première della serie.

Il progetto La notte che non passerà, inizialmente, non piacque a molte famiglie delle vittime che annunciarono iniziative legali ai danni di Netflix. L’Associação dos Familiares de Vítimas e Sobreviventes da Tragédia de Santa Maria (AVTSM), ossia l’Associazione delle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti della tragedia di Santa Maria, però, non diede inizio ad alcuna controversia legale.

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