

Dieci anni dopo, il Festival 2026 targato Conti richiama all’Ariston e sul Suzuki Stage ospiti e Big che nel 2016 erano stati già coinvolti nella manifestazione. Una serie di nomi che confermano la volontà del direttore artistico di circondarsi di persone con cui ha lavorato bene in passato
Sembra passata un’eternità, eppure accadeva solo poche settimane fa, a inizio anno nuovo: con lo scoccare del 2026 i social avevano deciso che era il momento della 2016 Challenge. Foto sgranate di dieci anni fa, confronti senza pietà tra i look di ieri e quelli di oggi, canzoni rimesse in loop, ricordi di un’epoca che oggi sembra lontanissima ma che, in realtà, è dietro l’angolo. Un gioco, una moda, un modo per dirsi “dieci anni fa non si stava poi così male”.
Quello che forse non ci aspettavamo è che alla challenge avrebbe partecipato anche il Festival di Sanremo. Senza hashtag e senza neanche essere pienamente consapevole.
Guardando il Festival 2026, la sensazione è infatti quella di essere davanti a una versione aggiornata di qualcosa che conosciamo già e che è andata in scena proprio dieci anni fa. Non stiamo parlando di un remake sfacciato, sia chiaro, piuttosto di una riedizione aggiornata di un Festival che nel 2026 aveva trovato una formula solida e che oggi decide di ripartire esattamente da lì.
Il conduttore

Cominciamo dal conduttore: nel 2016 Carlo Conti era stato confermato alla guida della kermesse dopo aver debuttato l’anno precedente, con ottimi risultati. Era diventato il volto della stabilità dopo anni di sperimentazioni, mentre oggi è il garante di un Sanremo che non vuole correre rischi. Conti non promette rivoluzioni, promette ordine e, si spera, ritmi serrati senza perdite di tempo.
La co-conduttrice

A fianco di Conti quest’anno troviamo Laura Pausini, nelle inedite vesti di co-conduttrice (ma, ovviamente, canterà, eccome). Proprio Pausini fu invitata tra gli ospiti della prima serata nel 2016, con un medley dei suoi successi (Invece no, Strani amori, Vivimi, La solitudine e Simili): il suo approdo, oggi, da conduttrice, sembra la destinazione di un percorso avviato allora e che l’ha vista negli anni a seguire salire sul palco dell’Ariston in varie occasioni, sempre da ospite.
I cantanti in gara e quelli ospiti

Anche tra i Big in gara troviamo due graditi ritorni: Patty Pravo nel 2016 portava all’Ariston Cieli Immensi (quest’anno canta Opera), mentre Arisa otteneva il decimo posto con Guardando il cielo. Nel 2016, inoltre, sul palco dell’Ariston si esibivano Francesco Gabbani ed Ermal Meta, entrambi tra le Nuove Proposte (vinse proprio Gabbani con Amen). Oggi, Gabbani è ospite di una serata dal Suzuki Stage, mentre Meta torna in gara con Stella stellina.
E poi gli altri cantanti ospiti tra Ariston e Suzuki Stage: Eros Ramazzotti quest’anno duetta con Alicia Keys sul palco principale della manifestazione, mentre nel 2016 propose un medley nella seconda serata; i Pooh nel 2016 furono super ospiti dall’Ariston, mentre oggi si esibiscono nella serata finale dal Suzuki Stage. Infine, Cristina d’Avena, che nel 2016 propose un medley nella quinta serata, mentre oggi partecipa alla serata delle Cover con Le Bambole di Pezza e Occhi di Gatto.
Il DopoFestival

Nel 2016 Carlo Conti (già allora direttore artistico) decise di far tornare in onda il DopoFestival e di affidarlo a Nicola Savino, affiancato dalla Gialappa’s Band -con cui in quegli anni conduceva Quelli che il calcio- e Max Giusti. Nel 2026, Savino è nuovamente conduttore della striscia notturna post Festival, per la terza volta.
L’immancabile Nino Frassica
Infine, la presenza di Nino Frassica, che l’Ariston l’ha frequentato più volte in questi anni: nel 2016 partecipò alla seconda serata del Festival, proponendo anche la canzone A mare si gioca, tratta da documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi, che quell’anno vinse l’Orso d’Oro al Festival di Berlino. Nel 2026, torna da co-conduttore della serata finale: una presenza che serve anche a lanciare Sanremo Top, le due serate che andranno in onda il 7 e 14 marzo su Rai 1 che lo vedranno ancora a fianco di Carlo Conti.
Un Festival che si guarda allo specchio

Tanti ritorni non vuol dire mancanza di idee, ma desiderio da parte di Conti di richiamare con lui sul palco più importante d’Italia figure con cui ha lavorato bene anni fa. E guardare indietro non di tre, non di cinque, ma di dieci anni sembra essere il giusto compromesso per evitare l’effetto ripetizione e confermare il senso di familiarità che questo Festival vuole suggerire al pubblico.






