Sanremo 2026 non è più vetrina Rai: perché non ci sono protagonisti di fiction in promozione?

Negli ultimi cinque anni il palco dell’Ariston è stato una piattaforma stabile di lancio per le produzioni del servizio pubblico. Nel 2026 quella consuetudine sembra essersi interrotta. Coincidenza di calendario o cambio di strategia?

“Troppe fiction”: così Carlo Conti, durante la conferenza stampa del sabato, ha liquidato una questione che non in pochi avevano notato in questi giorni di Festival. L’edizione 2026 di Sanremo, infatti, non ha visto salire sul palco nessun attore o attrice in promozione con un film-tv o una fiction Rai. Certo, abbiamo visto Fabio De Luigi e Virginia Raffaele, in promozione però per il loro film, al cinema. Di produzioni Rai, quest’anno, nemmeno l’ombra. Perché?

La risposta l’ha data lo stesso direttore artistico, in replica alla polemica scatenata (e poi rientrata) da Alessandro Gassman, dispiaciuto di essere salito sul palco dell’Ariston per promuovere la sua nuova serie tv Avvocato Guerrieri, in onda su Rai dal 9 marzo. In poche parole, se si fosse dato spazio a tutte le serie in partenza, ci sarebbe stato un eccessivo via vai di cast; da qui la decisione di non invitare nessuno e, piuttosto, di aumentare durante le serate del Festival i promo tv dedicati alle prossime uscite.

Da cento a zero

Il cast di Mare Fuori a Sanremo 2024

Un cambio di rotta drastico, verrebbe da dire. Perché nelle edizioni passate del Festival la Rai ha spinto molto sulla promozione delle proprie produzioni in arrivo, giustamente. Sanremo è anche vetrina per numerosi titoli, e avere anche soli cinque minuti su quel palco può fare la differenza.

Abbiamo preso in considerazione le ultime cinque edizioni, dal 2021 al 2025, dunque quattro targate Amadeus e una Conti, e abbiamo notato che la differenza rispetto a quest’anno c’è, eccome:

  • 2021 → 2 ospiti in promozione

  • 2022 → 7 ospiti in promozione

  • 2023 → 7 ospiti in promozione

  • 2024 → 9 ospiti in promozione

  • 2025 → 5 ospiti in promozione

Totale: 30 presenze promozionali in 5 edizioni. Media: 6 ospiti per Festival.

Se escludiamo l’anomalia del 2021 (l’edizione, in piena emergenza pandemica, si svolse eccezionalmente senza pubblico all’Ariston), la media reale sale a circa 7 ospiti per edizione. Un numero che crolla drasticamente a zero per l’edizione del 2026.

Negli ultimi anni, dunque, il palco dell’Ariston è stato stabilmente un hub di promozione interna dell’azienda Rai. Tra fiction di punta, film tv evento e speciali culturali, la Rai negli anni passati saliva sul palco e si raccontava. Poco importava se i minuti a disposizione erano pochi: l’importante era esserci.

Ma chi ci guadagna?

Quest’anno il baricentro del Festival è stato sulla gara, sulle canzoni e sul ritmo che solo un conduttore rodato come Conti sa dare. Meno meta-televisione che ha significato meno autopromozione. Il Festival, in fondo, nasce come evento musicale. L’idea di alleggerirlo dalla funzione di “catalogo primaverile Rai” può essere letta come un tentativo di rafforzarne l’identità artistica. Ma le varie fiction in uscita come possono beneficiarne?

C’è un altro elemento da considerare: oggi la promozione non passa più solo dalla prima serata lineare. RaiPlay, Radio Rai, social, clip verticali, interviste digitali: il ciclo promozionale è distribuito su più piattaforme. Forse la Rai non ha più bisogno di concentrare tutto nel palco più visto dell’anno.

Sanremo non è più l’unico megafono, ma questo non significa che il Festival abbia perso potere. Significa che potrebbe aver cambiato funzione alla luce delle nuove modalità di promozione messe a disposizione dei canali di comunicazione più moderni.

Il rischio (e l’opportunità)

Privare Sanremo della dimensione cross-mediale comporta un effetto collaterale: si riduce quella sensazione di “evento totale” che negli ultimi anni lo aveva trasformato in una piattaforma sistemica. Se prima su quel palco c’era di tutto, (musica, fiction, cinema, anniversari televisivi, celebrazioni, lanci), oggi lo spazio è più concentrato.

Per gli addetti ai lavori la domanda è industriale: se la media recente è di 6–7 ospiti promozionali a edizione e ora siamo a zero, si può parlare di una deviazione netta. Per il pubblico, invece, la questione è più semplice: Sanremo è tornato ad essere più musicale e meno “televendita”?

Pausa tattica o cambio strutturale?

Non resta che chiedersi se si tratta di una parentesi legata alla direzione artistica e alle sue scelte o stiamo assistendo a una vera e propria ridefinizione del ruolo del Festival nel sistema Rai. Se nei prossimi anni torneranno in massa cast e trailer, il 2026 sarà stato, appunto, una parentesi. Se, invece, la linea resterà questa, allora Sanremo avrà smesso di essere la vetrina promozionale della tv pubblica per tornare a essere, semplicemente, Sanremo. Che, a pensarci bene, non è poco.

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