

La recente gaffes di UnoMattina, con il gobbo (o teleprompter) che entra nell’inquadratura durante un collegamento, ci ricorda l’indispensabilità di uno strumento nato per facilitare la gestione dei discorsi davanti a un pubblico (reale o televisivo). Da Broadway (dov’è nato) all’AI, il gobbo si è trasformato. Ma alla fine, vincono sempre i cartelli di carta
Ammettiamolo: quante volte nelle nostre vite avremmo voluto un gobbo davanti a noi, che ci suggerisse cosa dire? Durante un’interrogazione, una conversazione fatta di convenevoli, o un primo appuntamento: quanto sarebbe comodo avere uno schermo su cui far scorrere un testo da pronunciare senza doversi preoccupare di altro? Eppure, il gobbo fa parte solo del mondo dello spettacolo. E spesso ce ne accorgiamo
Il caso Maria Latella e il gobbo in evidenza
Si è tornati a parlare del gobbo e delle sue implicazioni nelle ore scorse, complice la simpatica gaffes andata in onda durante UnoMattina il 23 settembre e con protagonista Maria Latella. Nella sua rubrica, in collegamento, Latella sta evidentemente utilizzando il gobbo per esprimere alcuni concetti da lei precedentemente preparati. Nessuno scandalo, è assolutamente normale che prima di un collegamento si faccia ordine sulle idee che si vogliono esprimere.
Ciò che ha fatto sorridere è stato come il gobbo (in questo caso quello classico, composto da fogli di carta scritti a mano e tenuti da una persona dietro le quinte) sia poi entrato nell’inquadratura, rendendo Latella non più l’unica ad essere ripresa in diretta. La regia ha cercato di rimediare staccando sullo studio, ma anche in quel caso il gobbo era visibile dal maxischermo. Ma è così importante il gobbo?
Uno strumento indispensabile per gestire l’ansia del discorso
Sì, il gobbo da quando è nato ha avuto la fondamentale funzione di sostenere chiunque lo utilizzasse, sia a teatro che nei discorsi pubblici che in tv. Perché anche la persona più a suo agio davanti al pubblico potrebbe avere dei momenti di vuoto mentale e non ricordarsi parti del proprio discorso. Oppure, al contrario, chi proprio non ce la fa a memorizzare parole su parole trova nel gobbo un valido aiuto per non tenere la testa sempre piegata sui fogli di carta tenuti tra le mani, con il rischio, alzando e abbassando la testa, di perdere il filo.
Il gobbo, insomma, aiuta chi deve affrontare un discorso pubblico a rendere lo stesso più fluido e pulito, e dunque più comprensibile al pubblico. E anche il gobbo, come tutto il resto della tecnologia a disposizione delle arti dello spettacolo, negli anni si è evoluto.
Le cue cards, le antenate del gobbo

La storia del gobbo risale alla prima metà del Novecento, quando ci faceva uso delle cue cards, vale a dire dei fogli di carta tenuti a mano dall’oratore/oratrice e che servivano, appunto, a tenere il filo del discorso. Le cue cards si usano ancora oggi, in misura minore e in occasioni in cui per varie ragioni non è presente un gobbo umano o elettronico. E, spesso, il suo utilizzo viene utilizzato in alcune sceneggiature di film e serie tv a scopi comici, con il malcapitato che se le ritrova nell’ordine sbagliato o che, più drammaticamente, le getta in aria preferendo andare a braccio.
Il primo gobbo? È di Broadway
La nascita del primo vero gobbo la si deve all’attore di Broadway Fred Barton Jr. che, nel 1948, si unì all’ingegnere Hubert Schlafly per progettare un primo sistema di scorrimento meccanico con rotolo di carta. L’attore temeva di dimenticare le proprie battute sul palco: ecco che, quindi, sviluppare un sistema che gli permettesse di averle a disposizione a pochi metri di distanza lo faceva sentire più sicuro. Il gobbo era nato.
Il primo uso in tv

Non ci volle molto perché la tv si appropriasse di questa geniale invenzione: siamo nel 1950, sul set della soap opera della Cbs The First Hundred Years, la prima telenovela made in Usa. Considerato il numero consistente di puntate da girare e la difficoltà per gli attori di imparare velocemente tutte le battute, il gobbo è diventato subito indispensabile anche per il piccolo schermo.
Schlafly e Barton (assieme a Irving Kahn) usarono un rotolo di carta da macellaio, adattando la loro invenzione per un set televisivo. Fu un successo: da lì, il gobbo divenne una presenza fissa di ogni set per la televisione. Non solo per soap, serie e film-tv: pian piano anche i programmi, live o registrati, hanno cominciato a utilizzarlo, facilitando la vita a chi doveva stare davanti alla telecamera.

Schlafly, Barton e Kahn non persero l’occasione e, negli anni Cinquanta, fondarono la TelePrompTer Corporation, la prima società nata per produrre e noleggiare questi primi dispositivi meccanici. Il nome “TelePrompTer”, poi, divenne generico per “teleprompter”, termine usato ancora oggi per indicare il gobbo.
Il teleprompter si diffuse non solo sui set tv, ma ovunque ce ne fosse necessità. Come durante i comizi pubblici tenuti dalle personalità politiche: ad esempio Herbert Hoover lo utilizzò — e lamentò problemi — durante la Convention Repubblicana del 1952.
Le prime migliorie degli anni Sessanta

Il gobbo si evolve dal 1960, con delle versioni in-camera. In altre parole, si cominciano ad utilizzare degli specchi semi-riflettenti, he riflettono, appunto, il testo posizionato sotto o lateralmente alla camera. Questo permette a chi deve leggere il gobbo di non dover distogliere lo sguardo dalla telecamera in maniera eccessiva, riuscendo così a leggere e al tempo stesso guardare l’obiettivo, mantenendo il contatto con il pubblico.
Arriva il computer
Il teleprompter è ormai di casa: non solo gli addetti ai lavori lo conoscono, ma anche il pubblico tant’è che diventa protagonista di gag e sketch che ne sottolineano l’uso e, a volte, anche la dipendenza che ha creato tra coloro che ne abusano. Perché se a causa di qualche intoppo il gobbo non funzionasse più, chi lo sta utilizzando deve essere capace di continuare a braccio, cosa che, a volte, genera gaffes e risate.
Ad ogni modo, con gli anni ’80 il gobbo evolve ancora: si abbandona la carta (in realtà non si smette mai di utilizzarla, tant’è che ancora oggi enormi fogli di carta popolano gli studi tv: ricordate il caso Latella?) e si preferisce passare al computer.
Ecco che, quindi, il testo viene scritto su un display e, tramite un software, viene fatto scorrere. Con il solito sistema degli specchi, chi legge trova il testo praticamente di fronte alla telecamera, riuscendo così a non distogliere mai lo sguardo dall’obiettivo.
Il multiprompter

Dagli anni ’90 in poi il teleprompter non resta uno solo, ma si… moltiplica. Nascono i multiprompter, ovvero dei gobbi elettronici che non utilizzano uno schermo solo, ma più schermi, posizionati i vari punti dello studio o degli spazi in cui si deve parlare (come i palchi dei comizi politici).
Il multiprompter permette di avere un gobbo vero e proprio a poca distanza e, posizionati in vari punti strategici, dei “confidence monitor”, che consentono a chi parla di avere il controllo del discorso e del suo avanzamento anche se guarda altrove. In questo modo, l’oratore può spostare lo sguardo su più punti e dare ancora di più l’impressione che non stia leggendo, rendendo il discorso sempre più naturale e fruibile al pubblico.
Il gobbo di oggi (e del futuro)

Le tecnologia avanza, e il gobbo resta al passo. Oggi si contano vari sistemi di teleprompter, più o meno usati in tv e in varie occasioni pubbliche. Dai tablet, su cui poter leggere in tempo reale ciò che va detto, a sistemi che riconoscono la voce dell’oratore e a seconda della sua velocità fanno scorrere il testo fino alla possibilità di collegare il teleprompter ad una regia o redazione che, in tempo reale, può apportare modifiche e guidare il discorso su certi punti piuttosto che su altri.
Senza dimenticare il mitico auricolare, indossato dal conduttore ma poco visibile al pubblico, che crea un collegamento costante con la regia e che facilita la gestione del palco con le giuste indicazioni. Un esempio? Nel gioco di Reazione a catena chiamato “L’intesa vincente”, la squadra deve far indovinare a uno dei suoi componenti una parola tramite dei suggerimenti. Per questo, gli schermi in studio sono tutti spenti, impedendo al concorrente di sbirciare. Ma anche il conduttore non ha riferimenti video: come fa, quindi, a sapere la risposta esatta? Ha un auricolare che lo collega alla regia, che ad ogni nuova parola gliela comunica, in modo che sia proprio lui a validare o meno la risposta.
Eppure la tv italiana resta alle origini
Il gobbo, abbiamo visto, si è evoluto e non poco. Eppure, ancora oggi, il gobbo cartaceo resta una presenza costante di numerose produzioni tv italiane. Basta sbirciare nelle riprese a campo largo degli studi tv, quelle in cui si intravedono anche i cameraman, per intenderci, per scorgere sempre qualcuno con degli enormi fogli in mano.
D’altra parte, l’utilizzo del gobbo alla vecchia maniera resta il metodo più sicuro per avere sott’occhio un testo o una scaletta da seguire. Il gobbo elettronico, per quanto più veloce e rispettoso dell’ambiente, potrebbe anche incepparsi oppure, dovendo essere posizionato a una certa distanza dal centro del palco per ragioni logistiche, diventare difficile da leggere. E anche in questo caso, il meme è servito.




