

Orfana di Pechino Express, Rai 2 propone un nuovo adventure show: The Unknown, girato in Italia e con nip e vip nel cast, ha alcuni punti di forza e alcune debolezza da aggiustare. Ma il potenziale per un nuovo appuntamento fisso dei reality game c’è
Tre su cinque puntate sono andate in onda e, in un crescendo (seppur lieve) di share e di aggiustamenti in corsa, possiamo finalmente fare qualche osservazione su The Unknown-Fino all’ultimo bivio, il nuovo adventure game interamente girato in Italia e in onda su Rai 2.
La scheda tecnica di The Unknown-Fino all’ultimo bivio

Genere: adventure game
Numero puntate: 5
Messa in onda: ogni lunedì, dall’11 maggio all’8 giugno 2026 su Rai 2 e RaiPlay
Format originario: Het Onbekende (Olanda)
Conduttori: Elettra Lamborghini e Scintilla
Concorrenti: Alessandro Matri (ex calciatore), Cristian Calenda (non vip), Costanza Caracciolo (showgirl), Noemi Cassaro (non vip), Emanuela Folliero (conduttrice), Lorenzo “Mc” Drago (non vip), Francesca Manzini (imitatrice), Laura Pranzetti Lombardini (non vip), Soleil Sorge (influencer), Ivan Zucco (non vip), Pino Strabioli (conduttore) e Gabriele Pagliarani (non vip).
Location: Calabria
Casa di produzione: Banijay Italia con Regione Calabria e Calabria Film Commission, per Direzione Intrattenimento Prime Time Rai
Come funziona The Unknown-Fino all’ultimo bivio?
Il game comincia con due squadre composte da personaggi famosi e gente comune, che si sfidano in una corsa per raggiungere in ogni puntate la Casa Madre, ovvero il traguardo, su più giornate. Nel farlo devono compiere lunghi tragitti a bordo di vari mezzi, ma soprattutto compiendo di volta in volta delle scelte.
Le squadre infatti lungo il percorso si ritrovano davanti a dei bivi: da una parte una proposta “nota”, dall’altra una “ignota”, ovvero un’alternativa di cui però non sono a conoscenza. A volta la proposta ignota può essere più vantaggiosa, altre no. Ragionamento e un po’ di fortuna permettono così di compiere delle scelte che potrebbe accelerare o rallentare la loro corsa verso la Casa Madre. Nelle tappe intermedie, chi arriva prima può godere di particolari benefit per la notte (come dormire in comodi letti e in sistemazioni agiate); chi arriva dopo deve sottoporsi ai dei malus.
Ad ogni fine puntata, la squadra che arriva prima si trova davanti al bivio finale, che va a formare il montepremi in palio. Accettare una valigia contenente una somma di denaro nota oppure una valigia chiusa il cui contenuto è ignoto. La somma, di volta in volta, va ad accumularsi formato il montepremi destinato al vincitore.
Inoltre, la squadra che arriva per prima è immune dall’eliminazione, mentre chi arriva dopo deve scegliere, tramite nomination, chi deve lasciare il gioco. Per consentire nel corso delle puntate di avere squadre numericamente equilibrate, sono previsti dei cambi di casacca, fino a comporre squadre miste, composta da vip e da nip.
Chi è il vincitore di The Unknown-Fino all’ultimo bivio?
Nell’ultima puntata le squadre di sciolgono e i giocatori in gara diventano tutti uno contro l’altro. Solo chi riuscirà a restare in gioco fino alla fine, raggiungendo per primo il traguardo, potrà portarsi a casa quanto accumulato nelle puntate precedenti.
I punti di forza di The Unknown-Fino all’ultimo bivio
Si gioca in casa
Fin troppo simile a Pechino Express, The Unknown nasce proprio con lo stesso obiettivo: intrattenere il pubblico con un gioco che sta tra il reality e il documentario. Ogni tappa permette ai concorrenti di scoprire luoghi suggestivi delle zone attraversate, diventando il programma stesso un’importante vetrina per tutta la Regione che lo ospita.
A differenza di Pechino, The Unknown gioca in casa: nessuna location esotica per i concorrenti, ma la più rassicurante Regione Calabria (in questa prima stagione; nel caso di rinnovo la produzione potrebbe scegliere di spostarsi altrove, onde evitare l’effetto ripetizione).
La produzione ha accettato la sfida di realizzare un format ambizioso, legato al tema dei viaggi e delle avventure, con un budget infinitamente inferiore rispetto a una produzione che deve trasferirsi all’estero dal primo all’ultimo giorno di riprese. L’effetto può risultare strano all’inizio, ma poi ci si fa l’abitudine e ci si gode quanto di curioso, avventuroso e insolito ha da offrire la nostra Penisola.
Un gioco a squadre… mutevoli

Ma soprattutto, a cattura in The Unknown è una regola, questa inedita rispetto a Pechino Express. Non ci sono coppie, ma squadre, e queste sono in continuo mutamento. Chi indossa il giubbotto della Squadra Arancione potrebbe, nella puntate successiva, passare alla Squadra Blu e viceversa (per effetto delle scelte della squadra di appartenente e dei bivi intrapresi), creando un miscuglio di alleanze e conflitti in continuo divenire.
La dinamica che ne viene fuori è molto interessante e riesce ad alimentare quei momenti di stanca del format, ovvero i lunghi viaggi da un bivio all’altro o le pause alla Casa Madre. E, lentamente, vengono fuori i caratteri dei concorrenti. In The Unknow questo avviene soprattutto dalla terza puntata, quando a dominare la scena è una certa Francesca Manzini, appena vista al Grande Fratello Vip (The Unknown, però è stato registrato nell’inverno 2025).
Anche qui, Manzini dimostra di essere una miniera d’oro per gli autori di reality, capace di generare tensioni, causare incomprensioni e mettere a rischio tutta la squadra pur non essendo mai volutamente strategica o mancando di rispetto.
I punti deboli di The Unknown-Fino all’ultimo bivio
Le prove
Ci sono però anche delle scelte che non convincono e che, in caso seconda edizione, dovrebbero richiedere qualche aggiustamento. Dobbiamo tornare sulla location: se è vero che giocare in casa può generare un effetto curiosità per luoghi maggiormente accessibili dal pubblico, è altrettanto vero che questi luoghi devono diventare molto più appetibili nel racconto del gioco.
Le prove affrontate dai concorrenti, soprattutto nelle prime due puntate, sono slegate da questo obiettivo: le varie missioni non sono veramente radicate nelle tradizioni e nella Storia del luogo in cui sono ambientate, diventando semplici giochini tra una tappa e l’altra. Anche in questo caso, però, va sottolineato un cambio di passo nella terza puntate, quando il territorio diventa più protagonista delle missioni e fa calare i concorrenti veramente nel contesto che stanno attraversando.
Perché girare d’inverno?

Va detto che la produzione non è stata fortunatissima al via delle riprese: le prime due puntate di The Unknown sono state girate quasi sempre sotto la pioggia o in condizioni meteo poco favorevoli sia per i concorrenti che effettuare riprese che valorizzassero il territorio.
Poco ha aiutato la decisione di girare in pieno inverno: l’adventure game è stato infatti registrato -come si evince da un calendario inquadrato durante lo spostamento su un mezzo dei concorrenti- a gennaio 2025. Aspettare i mesi primaverili (in estate, causa aumento del flusso turistico, sarebbe stato probabilmente più complicato) avrebbe reso meglio in termini di immagine e, perché no, nella realizzazione di prove che avrebbero potuto sfruttare meglio il territorio.
Gli spostamenti
Le squadre si spostano principalmente tramite dei van offerti dalla produzione, ad eccezione di qualche breve tragitto compiuto a bordo di mezzi come vespe, trattori, bici o cavalli. Ad ogni modo, per i concorrenti c’è sempre un mezzo pronto ad accompagnali a destinazione, togliendo parte dell’adrenalina della gara.
Non solo: i van sono guidati da autisti, mai dai concorrenti stessi, che vengono temporaneamente “sospesi” dal gioco durante il tragitto. E’ vero che loro ci provano a dire all’autista di andare più veloce per arrivare primi, ma ovviamente chi guida ha precise disposizioni e, soprattutto, un Codice della Strada da rispettare. Questi viaggi in van diventano utili, allora, solo che si crea del drama per la parte reality del gioco, altrimenti perdono qualsiasi tipo di utilità alla narrazione.
Il coinvolgimento dei conduttori

Elettra Lamborghini e Scintilla si vedono ad inizio e fine puntata e nelle tappe intermedie, punto. Interagiscono con i concorrenti giusto per strappare loro qualche commenti sul percorso appena compiuto, senza entrare nel vivo del gioco commentando in voice over la gara o raccontando al pubblico cosa stanno per affrontare i concorrenti.
Una presenza depotenziata, la loro, anche dalla presenza dei bivi e dei cartelli che indicano le possibili scelte, che non hanno bisogno di essere letti da terze persone. Pensata così, la struttura del programma potrebbe reggere anche senza la presenza di un vero e proprio presentatore.
In The Unknown le potenzialità ci sono
Insomma, tra punti di forza e punti di debolezza l’ago della bilancia sembra pesare sui secondi. Eppure The Unknown ha dell’ottimo potenziale di miglioramento. Lo dimostra la crescita degli ascolti nel corso delle prime tre settimane, con un aumento di share dal 4,6% al 5,6%, superando gli 800mila telespettatori nella terza puntate. Certo, da qui a diventare un must della televisione ce ne vuole, ma per essere una prima edizione sperimentale non tutto è da buttare.
Basterebbe qualche accorgimento per dotare Rai 2 di un nuovo adventure game, dopo essersi fatta scappare quel Pechino Express ancora oggi capace -grazie alla cura di Sky- di essere elemento di telediscussione. The Unknown può crescere e noi ci crediamo, ma tutto dipende -proprio come nel programma- dalle scelte che saranno fatte.





