Il mondo di Leo: come si è evoluta la rappresentazione dell’autismo nelle serie televisive

Partendo dalla serie d’animazione italiana, tornata in onda su Rai Yoyo, parliamo di come si sia evoluta la rappresentazione dell’autismo nel panorama mediatico globale.

Su Rai Yoyo, dal 4 gennaio 2026 alle ore 8:30, è tornata in onda Il mondo di Leo, la prima serie animata italiana che racconta le avventure di un bambino con disturbo dello spettro autistico.

Prodotta da Rai Kids e Brand-Cross e vincitrice di vari premi (inclusa una nomination al MIPCOM di Cannes 2023), la serie parla direttamente a bambini e ragazzi con autismo e, allo stesso tempo, a tutti i bambini neurotipici, educandoli all’inclusione, e torna in onda dopo il successo ottenuto nel 2022 e il debutto internazionale nel 2024.

Con la regia e le illustrazioni di Dario Piana e scritta da Nicola Brunialti, con la consulenza di Paolo Moderato, professore emerito di Psicologia Generale, luminare della psicologia comportamentale, Il mondo di Leo si pone l’obiettivo di stimolare, nei bambini con autismo, l’abitudine a determinati comportamenti che non sempre sono semplici e scontati per loro come affrontare il primo giorno di scuola, tagliarsi i capelli o sopportare i rumori di uno stadio, il tutto attraverso il linguaggio dei cartoni animati, trasformando queste sfide quotidiane in avventure ambientate in mondi paralleli.

Il mondo di Leo è solo uno dei tanti prodotti seriali che trattano il tema delle neurodivergenze.

La rappresentazione dell’autismo nel panorama mediatico globale ha subito un’inversione di tendenza radicale con il trascorrere degli anni, passando da una vecchia narrazione nella quale i personaggi autistici venivano ridotti ad una collezione di deficit sociali compensati da abilità sorprendenti in aree specifiche, ad una narrazione “dall’interno”, guidata da una nuova generazione di attori, scrittori, showrunner e consulenti autistici che hanno rivendicato il diritto di raccontare le proprie storie.

Patience

Lanciata all’inizio del 2025, la serie Patience rappresenta uno degli esempi più recenti e discussi di questo nuovo corso. Prodotta da Eagle Eye Drama e trasmessa su Channel 4 nel Regno Unito e PBS negli Stati Uniti, la serie si inserisce nel filone del crime procedural.
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In Patience, una giovane archivista della polizia, Patience Evans, utilizza le sue straordinarie capacità di riconoscimento di schemi per risolvere crimini che sfuggono ai detective tradizionali. La serie si distingue per la scelta consapevole di affidare il ruolo titolare a Ella Maisy Purvis, attrice autistica. Questa decisione conferisce al personaggio una fisicità e una reattività sensoriale che un attore neurotipico può tentare di emulare solo con un’approfondita preparazione.

Nonostante ciò, la serie ha attirato anche delle critiche ed è stata accusata di aver ridotto l’autismo della protagonista ad un mero “superpotere” funzionale alla risoluzione della trama.

Dinosaur

Se Patience cerca di spettacolarizzare l’autismo, la serie Dinosaur (BBC Three/Hulu, 2024) compie l’operazione opposta ossia normalizzarlo. Creata da Matilda Curtis e Ashley Storrie, quest’ultima comica scozzese autistica e protagonista della serie, Dinosaur si allontana dal drama e dal thriller per abbracciare lo spaccato di vita.

La trama ruota attorno a Nina, una paleontologa autistica di Glasgow che vive una vita perfettamente calibrata con sua sorella e coinquilina, Evie. L’equilibrio viene sconvolto quando Evie si fidanza, costringendo Nina ad affrontare il suo incubo peggiore: il cambiamento imprevisto delle dinamiche sociali e abitative.

L’innovazione di Dinosaur risiede nella sua rappresentazione dell’autismo femminile adulto come una variante ordinaria dell’esistenza. Nina è un personaggio “senza maschera” e il suo modo di muoversi, di parlare e di reagire agli stimoli non viene edulcorato per “tranquillizzare” lo spettatore neurotipico.

La serie è stata acclamata dalla critica per aver decostruito il mito dell’autistico isolato e per essere riuscita a trovare l’umorismo nelle situazioni di disagio sociale senza mai ridere della protagonista, ma ridendo con lei delle assurdità delle convenzioni sociali neurotipiche.

Geek Girl

Mentre Dinosaur si rivolge a un pubblico adulto, Geek Girl (Netflix, 2024) porta la rappresentazione autentica nel territorio del Young Adult. Adattamento della serie di best-seller di Holly Smale, la serie segue le vicende di Harriet Manners, un’adolescente autistica che viene inaspettatamente scoperta e ingaggiata da un’agenzia di modelle di Londra.

Il valore di Geek Girl risiede nella sua genesi: l’autrice Holly Smale ha ricevuto la diagnosi di autismo in età adulta, all’età di 39 anni, dopo aver già pubblicato i libri. La serie televisiva, quindi, beneficia di una consapevolezza retrospettiva che arricchisce il personaggio di Harriet, interpretata dall’attrice neurodivergente Emily Carey (già nota per House of the Dragon).

La serie traduce l’esperienza sensoriale interna di Harriet in linguaggio visivo, permettendo al pubblico giovane di comprendere concetti come il sovraccarico sensoriale o l’iper-focus non attraverso spiegazioni cliniche, ma attraverso l’empatia.

The Good Doctor

The Good Doctor, con il suo protagonista Dr. Shaun Murphy (interpretato da Freddie Highmore), è innegabilmente il prodotto mediatico sull’autismo più visto dell’ultimo decennio. La serie, disponibile in Italia su varie piattaforme, ha avuto il merito storico di portare la parola “autismo” nelle case di milioni di spettatori che non ne avevano mai sentito parlare o ne avevano una visione distorta.

Tuttavia, con il passare delle stagioni e l’evoluzione della sensibilità culturale, The Good Doctor è diventato anche l’oggetto principale delle critiche della comunità neurodivergente.

Il nodo centrale del dissenso riguarda la rappresentazione della Sindrome del Savant. Sebbene la serie precisi che Shaun ha sia l’autismo che la Sindrome del Savant, la sovrapposizione costante di queste due condizioni ha consolidato nel pubblico l’idea errata che tutti gli autistici possiedano abilità cognitive sovrumane e questo crea aspettative irrealistiche nella vita reale.

As We See It

In risposta alle critiche rivolte a The Good Doctor, Prime Video ha lanciato As We See It, adattamento della serie israeliana On the Spectrum, che segue le vite di tre coinquilini ventenni nello spettro autistico, Jack, Harrison e Violet.

La serie è stata lodata per aver scelto tre attori nello spettro (Rick Glassman, Albert Rutecki e Sue Ann Pien) per interpretare i ruoli principali: Jack è un programmatore sarcastico e socialmente abrasivo, Harrison ha forti sensibilità sensoriali e difficoltà ad uscire di casa mentre Violet lavora in un fast food e desidera una vita “normale” e un fidanzato, spesso agendo in modi impulsivi.

Questa coralità ha decostruito l’idea che esista un solo modo di essere autistici.

The A Word

Spostandosi nel Regno Unito, The A Word (disponibile in Italia su Disney+) offre una prospettiva diversa, focalizzandosi sull’impatto della diagnosi su una famiglia intera.

La serie segue il piccolo Joe, diagnosticato all’età di 5 anni, e i suoi genitori che tentano di navigare tra negazione, accettazione e le sfide educative.

A differenza dei medical drama, qui il focus è intimista e relazionale. La serie è stata apprezzata per la sua onestà nel mostrare come l’autismo possa fungere da catalizzatore che fa emergere le fratture preesistenti in un matrimonio o in una famiglia allargata, senza però colpevolizzare il bambino.

Heartbreak High

Il personaggio di Quinni Gallagher-Jones nel reboot australiano di Heartbreak High (Netflix, 2022) è oggi considerato lo standard di riferimento assoluto per la rappresentazione autistica contemporanea.

Interpretata da Chloé Hayden, attivista, autrice e attrice autistica, Quinni ha rivoluzionato il modo in cui l’autismo femminile viene percepito. A differenza di Sheldon Cooper (The Big Bang Theory) o Sam Gardner (Atypical), Quinni è socialmente competente, alla moda, sessualmente attiva ed emotivamente intelligente.

Le scene che ritraggono il suo burnout sensoriale e i crolli emotivi sono realizzate con un sound design e una cinematografia immersiva che simulano l’esperienza soggettiva del sovraccarico, permettendo allo spettatore neurotipico di sentire l’autismo e di non osservarlo solo dall’esterno.

Quinni, inoltre, è autistica e lesbica e la serie non tratta queste due identità come trame separate, ma mostra come si influenzano a vicenda. La sua relazione con Sasha esplora le difficoltà di comunicazione e le incomprensioni che sorgono quando un partner neurotipico, pur benintenzionato, non riesce a comprendere i bisogni sensoriali e di ricarica sociale del partner autistico.

The Bridge

Sebbene precedente all’attuale ondata, il personaggio di Saga Norén nella serie svedese-danese The Bridge merita una menzione d’onore. Saga è diventata un’icona per molte donne autistiche, nonostante la serie non utilizzi mai esplicitamente la parola “autismo”.

La detective Saga (interpretata da Sofia Helin) è caratterizzata da una franchezza brutale, una difficoltà nel comprendere le norme sociali non scritte e un’aderenza logica alle regole. Tuttavia, queste caratteristiche non sono dipinte come difetti da correggere, ma come elementi essenziali della sua competenza investigativa.

Everything’s Gonna Be Okay

La serie americana Everything’s Gonna Be Okay si distingue per aver introdotto Matilda (Kayla Cromer), uno dei primi protagonisti autistici interpretati da un’attrice autistica in una comedy statunitense.

La serie, creata dal comico australiano Josh Thomas (anch’egli diagnosticato autistico e ADHD in età adulta), affronta la neurodivergenza con un tono che mescola umorismo secco e tenerezza.

Matilda è un’adolescente che affronta la morte del padre, la sessualità, l’alcol e le aspirazioni di carriera con una normalità disarmante e la serie si rifiuta di “infantilizzarla”. La serie esplora anche l’autismo non diagnosticato negli adulti attraverso il personaggio del fratellastro Nicholas, offrendo una visione multigenerazionale della neurodivergenza.

Atypical

Per quanto riguarda le serie, terminiamo con Atypical, serie Netflix in quattro stagioni che ha esordito sulla piattaforma nel 2017.

Il protagonista di questo racconto di formazione è Sam Gardner, ragazzo di 18 anni con disturbo dello spettro autistico che decide di diventare più indipendente e di trovare l’amore. Questa sua ricerca innesca un cambiamento radicale non solo in lui ma anche in tutti i componenti della sua famiglia.

La serie ha attirato non poche critiche tra le quali l’assenza di attori e di consulenti autistici e l’utilizzo di cliché. La produzione, però, ha fatto tesoro di queste critiche e, dalla seconda stagione in poi, ha assunto un consulente autistico a tempo pieno e introdotto un intero gruppo di supporto composto da attori realmente autistici, rendendo la serie più autentica.

Altre serie d’animazione

Oltre a Il Mondo di Leo, per quanto concerne i cartoni animati, possiamo citare anche la serie australiana Bluey, con particolare riferimento all’episodio intitolato Army (stagione 2, episodio 13), considerato un capolavoro di rappresentazione della neurodivergenza.

Il protagonista dell’episodio è Jack Russell, un cane che si è appena trasferito in una nuova scuola e che “non riesce a stare fermo, non ricorda le cose e fa arrabbiare tutti”. Sebbene la diagnosi non venga mai esplicitata, i sintomi sono inequivocabili.

Attraverso il gioco dell’esercito con l’amico Rusty, Jack scopre che, in un contesto strutturato, con ordini chiari e un obiettivo preciso, le sue caratteristiche “problematiche” (iper-allerta, energia cinetica, iper-focus) diventano dei vantaggi.

I pensieri di Jack vengono mostrati come un vortice confuso che si allinea solo quando entra nel ruolo: l’episodio, quindi, non cerca di “curare” Jack, ma dimostra come l’ambiente giusto possa trasformare la disabilità in abilità.

In Dead End: Paranormal Park, invece, spicca il personaggio di Norma Khan. L’autore Hamish Steele, autistico, ha creato Norma come canonicamente autistica, evitando accuratamente i cliché della “freddezza” robotica. Norma è ansiosa, ossessionata dal parco divertimenti in cui lavora e ha difficoltà con il contatto visivo, ma è anche appassionata, leale e capace di amore profondo.

La serie mostra che il supporto dei pari, in particolare l’amicizia con il protagonista Barney, è più efficace di qualsiasi intervento correttivo esterno. Norma non è un personaggio che “soffre” di autismo, ma una ragazza la cui visione del mondo autistica è essenziale per risolvere i misteri soprannaturali del parco.

Similmente, Entrapta nella serie She-Ra and the Princesses of Power offre un esempio di autismo codificato che si evolve in rappresentazione esplicita grazie al lavoro di membri dello staff autistici.

Entrapta è un genio tecnologico che, spesso, preferisce le macchine alle persone e ha una moralità inizialmente ambigua (passa dalla parte dei “cattivi” perché le offrono tecnologia migliore), un tratto che risuona con l’esperienza di molti autistici di sentirsi estranei alle gerarchie sociali morali.

La sua evoluzione nel corso della serie dimostra che l’empatia può manifestarsi in modi diversi e che la “stranezza” è una risorsa indispensabile per il gruppo.

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