Segnali di montagna: quando il Trentino-Alto Adige ha acceso la TV
Evoluzione della televisione locale in Trentino-Alto Adige dai pionieri a oggi.

Scopri la storia incredibile delle TV locali in Trentino-Alto Adige: dai pionieri del cavo come Peppi Clara e il sogno nazionale di Mariano Volani, fino al duopolio RTTR-TV33 e l’ascesa dell’impero Athesia. Un viaggio tra nostalgia e futuro

La storia della televisione in Trentino-Alto Adige non è una semplice nota a piè di pagina della cronaca nazionale. È un capitolo che va da sé, un vero laboratorio di modernità dove la “tirannia della geografia” (cioè le valli strette che bloccano i segnali) ha costretto gli editori a inventarsi soluzioni che altrove sarebbero state impensabili. In questa regione – ma come altre della quale ci siamo occupati su unshow.it – la TV non è nata solo per intrattenere, ma per difendere lingue, confini e identità.

Occhio a questa cartina:

Quando la TV viaggiava nei cavi (1970-1980)

Negli anni ’70, mentre la RAI deteneva il monopolio che oserei dire granitico, il Trentino-Alto Adige ribolliva di esperimenti. Prima ancora che la Corte Costituzionale liberalizzasse l’etere nel 1976, a Bolzano si sfruttava la tecnologia coassiale.

  • L’intuizione di Peppi Clara: In una città dove la popolazione di lingua tedesca si sentiva ignorata da Roma, Clara iniziò a cablare interi quartieri. L’obiettivo? Portare nelle case i segnali “pirata” che arrivavano oltre il Brennero dai paesi germanofoni. Non era solo tecnica, era un atto politico: dimostrare che il televisore poteva essere una finestra sul mondo e non solo un megafono statale.
  • Il sogno di Mariano Volani: A Trento, nel 1977, nasceva TVA (Tele Video Adige). Mariano Volani, imprenditore dell’edilizia, ebbe un’intuizione che anticipò i network milanesi: la syndication. Fondando la CTA (Compagnia Televisioni Associate), Volani creò la prima rete di emittenti locali in grado di scambiarsi programmi e vendere pubblicità nazionale. Gli studi di via San Pio X erano all’avanguardia e TVA divenne il prototipo della TV commerciale moderna.

Quando il Trentino-Alto Adige accese la TV

Il Caso RTTR: La “prima rete” dei Trentini

Se TVA sognava in grande, RTTR (Radio Tele Trentino Regionale) scelse di radicarsi nel cuore della gente. Nata nel 1975 come cooperativa di giornalisti (tra cui Zampiccoli e Struffi), la svolta arrivò nel 1981 con l’acquisizione da parte di Egidio Demarchi.
Demarchi trasformò una realtà ideale in un’azienda solida. Sotto la sua egida, RTTR divenne un’istituzione parastatale per affidabilità, capace di competere negli ascolti con i colossi nazionali grazie a una copertura capillare del territorio.

L’anomalia altoatesina e il ruolo della RAS

Mentre il Trentino seguiva un modello privatistico, l’Alto Adige prendeva una strada unica in Europa per tutelare le minoranze linguistiche.

  • La RAS (1975): La Provincia creò un’azienda speciale per captare e ritrasmettere i segnali di ORF, ZDF, ARD e SRF. Questo “servizio pubblico aumentato” ha garantito ai cittadini contenuti di altissima qualità a costo zero, ma ha reso la vita quasi impossibile ai privati locali: come competere contro i documentari della ZDF o i film di ORF 1 finanziati dal pubblico?
  • Video Bolzano 33: In questo oceano di media tedeschi, la comunità italiana rischiava il silenzio. Rolando Boesso colmò il vuoto nel 1986 con VB33. La sua gestione, laica e talvolta critica verso il potere della SVP, divenne il punto di riferimento identitario per gli italiani di Bolzano e dintorni, puntando su cronaca e sport (memorabili le dirette dell’Hockey Club Bolzano).
  • Il caso SDF: Il fallimento di Südtirol Digital Fernsehen (nata nel 2009 dal Gruppo Rosengarten di Franz Senfter) dimostra quanto sia dura la sfida. Nonostante investimenti milionari e una redazione bilingue, SDF non ha retto la concorrenza dei giganti esteri ritrasmessi dalla RAS, chiudendo i battenti nel 2022.

L’età dell’oro e la selezione naturale (1990-2010)

Con la Legge Mammì del 1990, il gioco si fece duro. L’obbligo di trasmettere telegiornali e le nuove norme trasformarono le “TV libere” in industrie regolamentate. Questo portò alla scomparsa delle piccole TV di Valle (come Tele Radio Giudicarie a Tione o Tele Non Valley), nate all’ombra dei campanili o dei partiti, che non riuscirono a reggere i costi tecnologici. A Trento si consolidò il duopolio tra RTTR e Trentino TV (ex TCA), quest’ultima guidata da Graziano Angeli, che puntò su canali tematici e una strategia aggressiva, pur soffrendo pesantemente la crisi dei contributi pubblici nel 2012.

La tempesta digitale e il refarming (2022)

Il passaggio al digitale del 2009 aveva illuso tutti con la promessa di canali infiniti (si pensi all’esperimento colto di History Lab sul canale 602). Tuttavia, il Refarming del 2022 è stato una “tempesta perfetta”:

  • Sfratto tecnologico: La banda 700 MHz è passata ai cellulari 5G, costringendo le TV a traslocare su frequenze ridotte.
  • Fine dei ripetitori di proprietà: Le TV sono diventate semplici “fornitori di contenuti”, dovendo affittare banda da operatori di rete (RAS o EiTowers).
  • Il caos LCN: La nuova numerazione ha spinto molte emittenti minori nell'”oblio” oltre il canale 70, disorientando il pubblico fedele.

L’era della concentrazione: l’Impero Athesia

Oggi la mappa del potere mediatico è ridisegnata dal Gruppo Athesia della famiglia Ebner. Dal 2017, il gruppo ha acquisito quasi tutto: i quotidiani Alto Adige, Trentino (poi chiuso) e L’Adige, oltre a Radio Dolomiti.
L’ultimo tassello è stato lo sbarco in TV con l’acquisizione (complessa, tramite Seac) di Video Bolzano 33, oggi rilanciata come TV33. Con una nuova redazione a Trento, TV33 sfida apertamente la leadership di RTTR, creando un polo multimediale che controlla stampa, radio, web e pubblicità.

Come si sta resistendo tra i monti

Nonostante la concentrazione, sopravvivono nicchie di resistenza. C’è la TV istituzionale di Rai Ladinia, c’è l’infotainment turistico di Peer.tv e ci sono realtà eroiche come Tele Primiero, che ancora oggi racconta il “TG della Comunità” a una valle che altrimenti non avrebbe voce.

La televisione alpina è arrivata a un bivio. La tecnologia è matura, ma la sfida è tutta editoriale: sopravviverà solo chi saprà essere, con orgoglio, radicalmente locale.

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