

Il 31 marzo saranno resi noti i dettagli dell’accordo tra tv di Stato e colosso dello streaming. Ma osservando gli accordi già stretti da Disney in altri Paesi europei possiamo già farci un’idea di quello che potrebbe essere annunciato
È l’accordo di cui stanno parlando tutti in questi giorni, ma di cui si sa poco o nulla, quello tra RAI e The Walt Disney Company e i cui dettagli saranno annunciati il 31 marzo, al MAXXI di Roma, in una conferenza stampa dedicata, alla presenza dei presenza dei vertici della tv di Stati e di quelli europei di Disney+. Un elemento, quest’ultimo che suggerisce che l’intesa riguarderà soprattutto il mondo dello streaming (ricordiamo che Disney ha già stretto accordi in passato con la Rai sopratutto per i diritti di messa in onda dei suoi film, in prima tv e non, durante le festività).
Dunque, la televisione pubblica italiana da una parte e uno dei colossi globali dell’intrattenimento dall’altra. Per capire perché questo accordo potrebbe essere importante bisogna però guardare a quello che sta succedendo negli ultimi mesi nel mercato televisivo europeo. Perché no, l’accordo annunciato non è una novità per il colosso streaming di Topolino.
Una nuova fase: tv e streaming non sono più rivali

Per anni, soprattutto dal debutto di Netflix in Italia nel 2015, la narrazione di cui siamo stati spettatori è stata quella di una… heated rivarly tra televisione tradizionale e piattaforme digitali. Da una parte i broadcaster storici e una programmazione lineare inserita in un palinsesto con appuntamenti precisi da rispettare; dall’altra piattaforme con cataloghi immensi e, soprattutto, la possibilità di usufruirne quando, come e dove si vuole. Le logiche del palinsesto tradizionale sono andate così sgretolandosi e, con esso, anche l’idea che la tv generalista potesse sopravvivere alle nuove tecnologie del futuro.
Negli ultimi tempi abbiamo visto che le cose non stanno andando proprio così: se è vero che il mondo dello streaming ha drasticamente cambiato l’approccio degli spettatori ai contenuti del piccolo schermo (e anche del grande schermo, con finestre tra uscita delle pellicole al cinema e in piattaforma sempre più ristrette), è altrettanto vero che la tv tradizionale, pur subendo qualche duro colpo, non ha smesso di essere quel focolaio domestico intorno a cui continuano a raccogliersi numerose famiglie.
Ecco che, allora, le piattaforme globali hanno cominciato ad avere un approccio differente verso la “concorrenza”: gli esempi di collaborazioni con le televisioni nazionali, pubbliche e private, sono già sotto i nostri occhi. Basta andare a spulciare i cataloghi delle varie piattaforme per rendersi conto che numerosi contenuti sono serie tv prodotte dalla tv generalista e che, dopo il passaggio tradizionale e sulle piattaforme di casa, sbarcano anche nei cataloghi altrui. Ovviamente di mezzo c’è la necessità di questi colossi di rispettare la quota di produzioni del Paese di riferimento nei propri cataloghi stabilita per legge, ma c’è anche dell’altro.
I grandi contenuti internazionali, quei brand riconoscibili in ogni angolo del mondo, funzionano ovunque, ma non bastano più per conquistare davvero il pubblico di un singolo paese e convincerlo a rinnovare i propri abbonamenti. Gli spettatori continuano a cercare anche programmi locali, volti familiari e storie ambientate nel proprio contesto culturale. Serve, insomma, un equilibrio tra la grande saga e la storia più semplice, che ci riporti a casa.
Cosa ha fatto Disney+ in Spagna, Regno Unito e Germania?

Negli ultimi mesi Disney ha avviato collaborazioni con diverse televisioni europee, ognuna con una formula diversa.
- In Spagna, ad esempio, l’accordo con la tv pubblica RTVE prevede che alcuni programmi molto popolari siano trasmessi prima in televisione e arrivino sulla piattaforma streaming già il giorno successivo. Tra questi c’è anche MasterChef nella sua versione spagnola.
- Nel Regno Unito la strategia è ancora diversa. Disney+ ha stretto una partnership con il broadcaster commerciale ITV: le due piattaforme si scambiano contenuti, creando sezioni dedicate all’interno dei rispettivi servizi streaming.
- In Germania, invece, l’accordo con ZDF punta soprattutto sul catalogo: su Disney+ è disponibile una selezione di film e serie prodotti dal broadcaster pubblico.
Tre modelli differenti, ma con un obiettivo comune: rafforzare il catalogo delle piattaforme con contenuti locali già popolari senza doverli produrre da zero. Quando Disney+ è arrivata sul mercato internazionale ha puntato soprattutto sui grandi franchise globali: titoli come The Mandalorian o Loki, appartenenti agli universi narrativi di Star Wars e del Marvel Cinematic Universe, hanno avuto un enorme successo, ma nel tempo è emerso un limite evidente.
Le serie legate ai grandi universi narrativi attirano pubblico, ma non bastano da sole a mantenere l’interesse degli abbonati in ogni paese. Collaborare con le televisioni nazionali diventa quindi una soluzione pragmatica: permette di arricchire il catalogo con programmi riconoscibili e di entrare più facilmente nel mercato culturale di ciascun paese.
Il catalogo diventa così innovativo e rassicurante al tempo stesso: io piattaforma permetto a te spettatori di uscire dai tuoi confini e scoprire grandi storie universali, ma al tempo stesso di offro la possibilità di tornare “a casa tua” e di riallacciarti a volti e storie più vicine al tuo vissuto.
Come sarà l’accordo tra Disney e Rai?

Alla luce di questo contesto europeo, le possibili forme della collaborazione tra RAI e The Walt Disney Company sono diverse.
- La prima ipotesi è quella più semplice: una selezione di contenuti Rai (fiction, documentari o programmi di intrattenimento) potrebbe arrivare su Disney+ dopo la messa in onda televisiva, come seconda finestra di distribuzione.
- Un’altra possibilità è uno scambio tra piattaforme: contenuti Disney disponibili su RaiPlay e programmi Rai presenti su Disney+. Un modello simile a quello sperimentato nel Regno Unito con ITV.
- Infine c’è lo scenario più strategico: co-produzioni tra Rai e Disney per sviluppare serie o progetti destinati sia alla televisione tradizionale sia alla distribuzione internazionale attraverso la piattaforma streaming.
Ci sono poi altre due ipotesi che stanno circolando, più azzardate ma interessanti:
- La prima riguarda proprio RaiPlay. Secondo alcune indiscrezioni, Disney potrebbe contribuire ad arricchire il catalogo della piattaforma del servizio pubblico con una selezione di titoli della propria library, tra film e serie provenienti dal vasto archivio Disney e Fox. Sarebbe un modo per rafforzare l’offerta gratuita della piattaforma senza trasformarla in un servizio a pagamento.
- La seconda ipotesi è ancora più interessante dal punto di vista industriale. Rai e Disney potrebbero avviare una collaborazione stabile sulle produzioni europee, con il servizio pubblico italiano coinvolto nello sviluppo di progetti destinati non solo alla televisione nazionale ma anche alla distribuzione internazionale su Disney+.
La tv e lo streaming che cambiano
Qualunque sia la formula scelta, l’intesa tra Rai e Disney racconta una trasformazione più ampia dell’industria televisiva. Un nuovo equilibrio in cui la televisione lineare resta il luogo della prima visione e dell’evento collettivo, mentre lo streaming diventa sempre più il grande archivio e la finestra internazionale dei programmi. Il 31 marzo si capirà quale ruolo avrà l’Italia in questa evoluzione. Ma una cosa appare già evidente: il confine tra televisione tradizionale e piattaforme digitali è molto più sottile di quanto sembrasse solo pochi anni fa.




