

Prima del Marvel Cinematic Universe c’era Heroes: era il 2006 e la Nbc azzardò una serie tv con gente comune dotata di superpoteri e un intreccio narrativo che stregò il mondo al grido di “Salva la cheerleader, salva il mondo”. Una serie evento la cui sorte, però, non fu così fortunata anche nelle stagioni successive
Hayden Panettiere è morta a 36 anni. La notizia, arrivata nelle ultime ore, è stata confermata dalla famiglia attraverso il padre dell’attrice, Skip Panettiere. Al momento non è stata resa pubblica la causa della morte. Panettiere fu nel corso degli anni protagonista di alcune serie tv (tra cui Nashville, che portò sul piccolo schermo le dinamiche dell’amatissima musica country statunitense) e film (prese parte a due capitoli della saga di Scream), ma per tutti rimane la cheerleader di Heroes, quella Claire Bennet che soprattutto nella prima stagione fu la chiave di una storia che conquistò gli americani e non solo. Allora, facciamo un passo indietro e ricordiamo questa serie tv, oggi disponibile con le sue quattro stagioni su Netflix e Prime Video.
Heroes, storie di eroi ordinari
Era il 2006. La televisione americana stava vivendo la stagione delle grandi serie corali e misteriose. Lost aveva dimostrato che il pubblico era disposto a seguire per anni enigmi, personaggi e teorie, mentre il cinema aveva cominciato a riportare i supereroi al centro della cultura pop.
La Nbc provò a fare qualcosa di apparentemente semplicissimo: prendere persone normali e scoprire cosa sarebbe successo se avessero avuto dei poteri straordinari. Questa la formula di Heroes, ideata da Tim Kring, quasi elementare: in diverse parti del mondo alcune persone scoprono di possedere capacità fuori dal comune.
In Giappone, Hiro Nakamura può piegare spazio e tempo, negli Stati Uniti Peter Petrelli assorbire i poteri degli altri, Matt Parkman leggere la mente, e Claire Bennet può rigenerarsi praticamente da qualsiasi ferita. Personaggi lontanissimi l’uno dall’altro, sia geograficamente che caratterialmente, ma che sarebbero destinati, nel corso delle puntate e fino al finale, ad avvicinarsi e incontrarsi, con la missione di salvare il mondo.
Claire, in tutto questo, era centrale: una ragazza adolescente, con i problemi di una ragazza adolescente, inserita improvvisamente in una storia molto più grande di lei. E intorno a lei si costruiva uno dei grandi misteri della prima stagione: “Save the cheerleader, save the world”, salva la cheerleader, salva il mondo, recitava la logline della prima stagione, ripetuta più volte nel corso della serie. Solo salvando Claire il destino degli eroi protagonisti della serie si sarebbe compiuto.
Il successo di Heroes
Heroes debuttò negli Stati Uniti il 25 settembre 2006: il primo episodio raccolse 14,3 milioni di spettatori. Il nono episodio, Homecoming, arrivò a oltre 16 milioni. La prima stagione avrebbe conquistato anche l’American Film Institute, che la inserì tra i dieci migliori programmi televisivi del 2006.
Il Chicago Sun-Times apprezzò la qualità della regia, il ritmo e il cast, definendo la serie una sorta di “primo atto di un film” divertente e intelligente. L’Hollywood Reporter la considerò una delle creazioni più fantasiose della televisione e ipotizzò addirittura che potesse diventare la nuova Lost. Altri critici, invece, la considerarono troppo melodrammatica, piena di effetti spettacolari e con dialoghi non sempre all’altezza delle ambizioni.
Quel che è certo è che Heroes fece qualcosa che ai tempi nessun’altra serie tv aveva fatto: raccontare una grande saga di supereroi in un mondo ordinario, trasportando i codici del linguaggio dei comic book sul piccolo schermo. E tutto questo molto prima che il pubblico impazzisse per il Marvel Cinematic Universe.
Tim Kring aveva capito una cosa fondamentale: non serviva inventare il superpotere più originale del mondo, ma mettere il superpotere nella vita di una persona normale. Rendere gli eroi, insomma, gente comune, come il pubblico, facendo scattare in esso la domanda “E se capitasse a me di avere un superpotere, come mi comporterei?”.
La magia che s’interruppe troppo presto
Detta in questo modo, potrebbe sembrare che Heroes fu destinato a un successo duraturo. Purtroppo, le cose non andarono proprio così: la prima stagione, come detto, funzionò molto bene. Rotten Tomatoes oggi le assegna l’82% di recensioni positive della critica e il 92% del pubblico, definendola una rilettura fresca del genere supereroistico, capace di costruire stile e mistero sufficienti a creare un seguito fedele.
La seconda stagione, forte del successo del primo “Volume” (la storia raccontata cominciò a suddividersi, appunto, in volumi) ampliò la mitologia, introducendo nuovi personaggi e nuove linee narrative, ma perse parte della semplicità della prima.
A complicare le cose ci fu lo sciopero degli sceneggiatori di Hollywood del 2007-2008, che ridusse la stagione a soli 11 episodi, impendendo alla trama di svilupparsi con il giusto climax come avvenuto con la stagione d’esordio. Gli ascolti cominciarono a scendere, registrando comunque ascolti superiori ai 13 milioni di telespettatori.
Il calo vero e proprio giunse con la terza stagione, composta da 25 episodi e con una media sotto i 10 milioni di persone; la quarta e ultima stagione ebbe una media di 6,5 milioni di telespettatori. Numeri che, va precisato, oggi farebbero urlare al successo, ma che ai tempi (pre-piattaforme) per i network non erano sufficienti a giustificare una produzione che richiedeva, tra l’altro, un ampio uso di effetti speciali che facevano lievitare i costi.
La programmazione in Italia (e c’entra Ncis)
E in Italia? Heroes andò in onda un anno dopo il debutto statunitense, su Italia 1, dopo una massiccia campagna promozionale che la presentò come una nuova serie evento. La collocazione scelta fu quella della prima serata di domenica, con due episodi settimanali: al debutto Heroes portò a casa poco più di 2,4 milioni di spettatori con il primo episodio e 2,3 milioni con il secondo.
Le cose, però, peggiorarono nelle settimane successive: il pubblico generalista non si fece catturare delle imprese dei protagonisti, complice forse anche una trama che richiedeva attenzione e che si sviluppava in orizzontale (non c’erano, per intenderci, casi di puntata). Ma c’era di più: su Rai 2, la domenica sera, andava in onda Ncis, già nota al pubblico italiano da qualche tempo e che aveva uno zoccolo duro di fedelissimi, tanto da registrare ascolti anche superiori ai 3 milioni di telespettatori.
Gibbs & Co. ebbero la meglio su Peter Petrelli, e così Heroes fu spostato in seconda serata. Dalla seconda stagione, Heroes fu proposto sui canali pay di Mediaset, per poi debuttare in chiaro. A influire sulla mancata esplosione del fenomeno in Italia anche la diffusione dei torrent e della possibilità di scaricare illegamente gli episodi delle serie tv il giorno successivo alla messa in onda originale, con tanto di sottotitoli ad hoc. Perché aspettare un anno, quando era possibile vedere una serie tv subito?
Il reboot del 2015 e la “rinascita” su Netflix
Nel 2015 arrivò anche Heroes Reborn, una sorta di rilancio ambientato nello stesso universo, con nuovi protagonisti e alcuni ritorni dal cast originale. L’idea era interessante: dopo che l’esistenza delle persone dotate di poteri era diventata pubblica, la domanda non era più “esistono davvero?”, ma “come reagirà la società alla loro esistenza?”.
Il risultato, però, non riuscì a ricreare la magia della prima stagione. Dopo una premiere vista da oltre 6 milioni di telespettatori, la miniserie calò fino a sotto i 4 milioni, chiudendo subito l’esperienza del reboot. Oggi, come accennato, Heroes è diventato un contenuto da piattaforma, di Netflix e Prime Video per l’esattezza, dove è possibile seguire tutti gli episodi senza dover aspettare la settimana successiva. Un rewatch per alcuni, la possibilità di una scoperta per una nuova generazione, più vicina al mondo dei supereroi rispetto al pubblico dei primi anni duemila.





