

Sapevate che dietro i video spettacolari delle Olimpiadi c’è un team di piloti che vola a 130 km/h con dei visori VR? Ma non è tutto oro quel che luccica…
Foto: Denis Balibouse/Reuters
Se guardando le gare di sci o snowboard alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 avete avuto l’impressione di essere seduti sulle spalle dell’atleta o di essere su delle montagne russe e avere persino la percezione di qualche capogiro, non è un trucco della vostra vista. Il merito è della flotta OBS (Olympic Broadcasting Services), che quest’anno ha messo in campo una tecnologia che sembra uscita da un film di fantascienza: i droni FPV (First Person View).
Non chiamateli semplici droni
Dimenticate i classici quadricotteri che fanno riprese panoramiche lente e silenziose. Qui parliamo di circa 25 bolidi custom derivati dal mondo delle gare di velocità. Hanno le eliche montate verso il basso (il cosiddetto inverted blade design) per essere più aerodinamici e fluidi nelle curve.
Il risultato? Macchine capaci di toccare i 130-140 km/h con accelerazioni brutali. Ma la vera magia non la fa il motore, bensì chi tiene i comandi. Guardate un po’ questa clip pubblicata sui social di Eurosport e iniziate ad entrare in questa “pista”…
Así funciona el manejo de los drones en #MilanoCortina2026. pic.twitter.com/qvD9CVGU2Z
— Eurosport.es (@Eurosport_ES) February 10, 2026
La “Squadra dei sogni”: pilota, regista e tecnico
Dietro ogni singola ripresa che vediamo in TV non c’è una sola persona, ma un vero team di tre specialisti che lavorano in simbiosi perfetta:
- Il pilota: Indossa i Goggles (visori a realtà virtuale) e vede esattamente quello che vede il drone. Deve “sentire” la velocità dell’atleta. Come dicono gli esperti di OBS, ogni campione accelera in modo diverso e il pilota deve anticiparne le mosse per non perderlo o, peggio, scontrarsi.
- Il regista (Spotter): È l’ombra del pilota. Gli comunica i tempi di ingresso in pista e coordina il movimento con le altre 800 telecamere dell’evento per garantire che il passaggio da una ripresa all’altra sia perfetto.
- Il Tecnico: Gestisce la manutenzione e le frequenze. In un ambiente ghiacciato come quello di Cortina, le batterie durano pochissimo (circa 3-6 minuti, giusto il tempo di due discese). Il tecnico deve garantire cambi rapidissimi per non perdere nemmeno un atleta.
Il rischio in diretta
Ma far volare questi proiettili vicino ai campioni non è privo di rischi. Proprio in questi giorni a Milano-Cortina si è gelato il sangue ai telespettatori durante la finale di Snowboard Big Air. La giovanissima australiana Ally Hickman, durante un salto acrobatico, è stata quasi sfiorata da un drone FPV. Il pilota è riuscito a cabrare all’ultimo secondo con una manovra d’emergenza, evitando un impatto che sarebbe stato catastrofico. L’atleta ha ammesso di non essersi accorta di nulla fino a quando non ha rivisto i replay: un soffio dal disastro.
I “fantasmi” del passato
Quello della Hickman è solo l’ultimo di una serie di episodi che hanno reso i droni “osservati speciali” nel mondo dello sport:
- Il miracolo di Hirscher (2015): Indimenticabile lo slalom di Madonna di Campiglio, quando un grosso drone TV si schiantò a pochi centimetri dalla schiena del campione austriaco Marcel Hirscher. Da lì, la FIS vietò i droni per anni.
- Lo schianto a Cortina (2024): Proprio sulle nevi di Cortina, durante una prova di discesa libera femminile poco tempo fa, un drone FPV che inseguiva le atlete a oltre 100 km/h ha avuto un guasto improvviso (probabilmente la perdita di un’elica). Il drone è letteralmente precipitato in diretta TV, sparendo dall’inquadratura mentre inseguiva la sciatrice svizzera Joana Hählen. Fortunatamente è caduto fuori dalla traiettoria dell’atleta, ma ha riaperto il dibattito sulla sicurezza proprio alla vigilia di queste Olimpiadi.
- Il drone “spia” (Olimpiadi Parigi 2024): Non solo incidenti fisici, ma anche etici. La nazionale di calcio femminile del Canada fu travolta dallo scandalo dopo essere stata beccata a usare droni per spiare gli allenamenti delle avversarie.
Allora perché sono così speciali?
Il drone FPV risolve il grande limite delle telecamere fisse: il senso della velocità. Se una telecamera a bordo pista “schiaccia” l’immagine, il drone che tallona uno sciatore sulla Olimpia delle Tofane o un bob nel budello di ghiaccio dello Sliding Center ci fa capire quanto stiano andando forte. È l’unico sistema capace di replicare fedelmente la prospettiva di chi sta gareggiando per l’oro.
Il dilemma del ronzio e la “Zona Rossa”
C’è però un piccolo prezzo da pagare: il suono. Questi droni vengono chiamati dagli appassionati “Cinewhoop” proprio per quel ronzio acuto e penetrante che producono, qualcuno già l’ha ribattezzata ‘vuvuzela’ ricordando quel ronzio che accompagnò i Mondiali di calcio in Sudafrica nel 2010, ancora qualcuno ha gli incubi dopo quel mese.
That constant drone noise at the Olympics is the new vuvuzela. pic.twitter.com/zT8rl5wMO3
— Lauri Hänninen (@Lahannin) February 8, 2026
In TV il sibilo si sente e ha già fatto discutere sui social, ma per ora nessun atleta sul posto si è lamentato (così è stato confermato anche dal direttore sportivo del CIO, Pierre Ducrey). Ma diciamocela tutta, quando scendi a cento all’ora tra le porte di un Super-G, l’ultima cosa a cui pensi è il rumore di una zanzara gigante che ti insegue.
Per evitare incidenti, l’Enac ha creato delle “zone rosse” invalicabili e il Ministero monitora oltre 8.000 frequenze per evitare che il segnale video dei droni disturbi i cronometri ufficiali. Lo spettacolo è assicurato, ma la sicurezza (e il risultato della gara) restano la priorità assoluta.











