

Nato nel 2018 su Nove, Belve oggi è uno dei pilastri di Rai 2 in prima serata. In questi anni, se è vero che al centro sono rimaste le interviste, i cambiamenti non sono stati pochi, e hanno contribuito a far diventare il programma di Francesca Fagnani il fenomeno cult-pop di oggi
Anche i programmi tv evolvono: cambiano con i tempi, a seconda delle esigenze della propria rete, alle richieste del proprio pubblico e alla necessità di cavalcare onde differenti pur di non risultare obsoleti. Di trasmissioni che hanno subìto metamorfosi nel corso delle edizioni ce ne sono a decine; a questo elenco possiamo ufficialmente aggiungere Belve.
La sua evoluzione non è proprio passata inosservata, diciamocelo chiaro, ma indubbiamente il format non è mai stato tradito. Fin dalla prima puntata, andata in onda su un allora semisconosciuto canale Nove nel 2018, in seconda serata, al centro ci sono le interviste one-to-one condotte da Francesca Fagnani, anche lei passata da giornalista sempre sul pezzo a vero e proprio personaggio tv, capace di generare meme e tormentoni (pur mantenendo intatta, va detto, la sua professionalità).
La prima evoluzione: interviste anche a uomini
Inizialmente Belve puntava ad avere esclusivamente ospiti donne, e così è stato per le prime due stagioni. Il primo uomo a essere intervistato da Fagnani, nella prima puntata della terza edizione (autunno 2018), fu Alfonso Signorini. Seguirono Massimo Giletti, Marco Travaglio e Matteo Renzi. Le donne, comunque, restano la priorità: dalla prima edizione a quella corrente, su un totale di 138 ospiti (inclusi quelli che sono stati invitati più di una volta), 49 sono uomini, le restanti donne.
La seconda evoluzione: più ospiti in una puntata

Se oggi siamo abituati ad avere un trio di personaggi pronti a sedersi sulla sedia di fronte a Fagnani, nelle prime tre edizioni di Belve il formato era più ridotto, tanto da permette solo un ospite a puntata. Questo non solo perché il programma aveva una durata inferiore, ma anche perché permetteva di approfondire meglio l’ospite e le sue risposte senza dover per forza chiudere per passare ad un’altra intervista.
Dalla quarta alla settima edizione (dunque nel pieno passaggio dal Nove a Rai 2) si è invece passati a due intervistati a puntata. Con l’ottava edizione, che ha sancito la promozione in prima serata sulla seconda rete Rai, il numero è salito a tre, con alcune eccezioni, ovvero puntate in cui gli intervistati sono stati addirittura quattro. Un aumento necessario per coprire, evidentemente, l’allungamento del programma nella fascia di prime time.
La terza evoluzione: lo studio e il pubblico
C’era un tempo in cui Belve era composto da uno studio piccolo, la conduttrice, l’ospite e le telecamere. Fine. Un’atmosfera intima, che favoriva anche le confessioni da parte dell’intervistato, che è stata via via abbandonata. Con il passaggio in Rai nel 2021 questa formula rimane finché Belve resta in seconda serata, ma il cambio di rotta vero e proprio avviene con lo sbarco in prime time.
Dal 2023 lo studio di Belve (il 3 degli Studi Frizzi di Roma) si allarga, con un grande schermo alle spalle di conduttrice e intervistati, una pedana su cui si trovano entrambi e un carrello per il passaggio di una telecamera che è diventato l’incubo degli ospiti (e ne sa qualcosa Iva Zanicchi, che ci è inciampata, cadendo a terra). Uno spazio maggiore, degno di uno show da prima serata, che va occupato: la distanza fisica tra Fagnani e l’ospite di turno si fa maggiore, tanto che spesso tra i due la comprensione di quanto detto non è immediata, con ripetuti “Come?” detti durante l’intervista.
Dettaglio non da poco, il pubblico, che compare proprio con il debutto in prima serata. Una presenza, però, che resta silenziosa e che si deve adattare al format: pochissimi applausi (solo a inizio e fine intervista, raramente durante), nessuna interazione con l’ospite -che spesso prova a interagire, ma viene subito fermato dalla conduttrice- e molto silenzio, ad eccezione di qualche risata strappata da risposte che le generano.
La quarta evoluzione: il cast fisso

Il 2023, come avrete capito, segna l’anno della svolta per Belve. E infatti, oltre alle novità, appena citate (da aggiungere anche il cambio della casa di produzione, ora Fremantle Italia con Rai, ma prima Loft Produzioni), Francesca Fagnani decide di farsi affiancare da un cast di personaggi con cui intervallare le interviste. Personaggi pescati dai social, oppure cantanti e comici che avrebbero dovuto dare un tono più scanzonato al programma.
L’esperimento, però, non è sempre riuscito: la presenza di persone terze oltre alla conduttrice e all’ospite cozzava con l’impressione che il programma vuole dare fin dagli esordi, ovvero di un’intervista intima e senza filtri, come se oltre l’ospite di turno stesse confidandosi con Fagnani e non rispondesse alle domande di un’intervista. Così, dopo l’ospitata eccezionale di Maria De Filippi nel 2025, l’edizione 2026 è tornata ad essere libera da agenti esterni, più pulita e focalizzata sulle interviste.
La quinta evoluzione: la scelta degli intervistati
Gli ospiti di Belve devono rappresentare il titolo del programma. Essere delle creature capaci di incutere una reazione da parte di chi le incontra. Non a caso, quel “Che belva si sente?” diventato tormentone serve proprio a introdurre l’ospite in questo senso. Su dichiarazione della stessa Fagnani, gli ospiti di Belve vengono scelti perché divisivi, capaci di creare opinioni differenti e contrastanti tra il pubblico e, dunque, capaci di non passare inosservati.
Un dettaglio non da poco, che ha permesso al programma di avere ospiti solitamente poco avvezzi alle interviste tv e che, effettivamente, hanno dato al programma nel corso delle edizioni quella marcia in più che ha reso Belve non il solito talk show.
Poi, però, qualcosa è cambiato: nelle ultime edizioni, soprattutto, gli ospiti che siedono davanti a Francesca Fagnani non sono per forza divisivi, ma personaggi sulla cresta dell’onda, protagonisti del mondo dello spettacolo o del gossip. Difficile, intendiamoci, pensare a Carlo Conti come divisivo. La scelta, insomma, è stata quella di virare dal personaggio di rottura al personaggio che incuriosisce e che non divide per forza: nomi a volte mainstream, altri un po’ meno, ma comunque personaggio meno “bestiali” rispetto agli esordi.
L’ultima evoluzione: la consacrazione a programma pop su Disney+
L’
Belve è ormai un contenuto sempre più pop e sempre meno d’approfondimento giornalistico. Sia per la scelta degli ospiti a cui abbiamo appena accennato, sia per le trasformazioni subite nel corso degli anni, il programma che va in onda ora su Rai 2 non è più quello trasmesso in origine dal Nove.
L’ultima -per ora- evoluzione riguarda la decisione di includere Belve nel catalogo Rai presente su Disney+, a seguito dell’accordo siglato nelle settimane scorse tra la tv di Stato e The Walt Disney Company. Tra i contenuti selezionati per entrare nella piattaforma straniera, oltre alle immancabili fiction, ci sono anche le interviste di Francesca Fagnani.
Merito del marchio che Belve si è costruito in questi anni, ma anche e soprattutto delle evoluzioni che vi abbiamo raccontato. Belve oggi è un programma che fa anche tendenza, che si segue per non restare fuori dalle conversazioni, per capire le battute sui social. Un’evoluzione in piena cifra pop: e chissà che non ci siano altri cambiamenti in futuro…






