

La rinuncia alla co-conduzione della terza serata del Festival di Sanremo da parte di Andrea Pucci non è un caso unico nella storia della kermesse. Già in passato altri personaggi hanno rinunciato a ridosso della prima serata: vi raccontiamo quando, chi e come mai
@unshow.it Andrea Pucci non sarà alla co-conduzione di Sanremo 2026 per sua rinuncia: "Insulti inaccettabili" #tv ♬ audio originale - Unshow.it
Cosa hanno in comune Andrea Pucci, Paolo Bonolis, Domenico Modugno e Renato Pozzetto? Quattro personaggi del mondo dello spettacolo sia di ieri che di oggi tanto lontani quanto vicini nel condividere un singolo, sebbene raro, episodio all’interno della storia del Festival di Sanremo. Tutti e quattro, infatti, hanno rinunciato alla conduzione del Festival (o di una sua serata) a poca distanza dal debutto.
La rinuncia di Pucci
L’8 febbraio, Andrea Pucci ha annunciato un passo indietro dalla co-conduzione della terza serata del Festival, a fianco di Carlo Conti e Laura Pausini (la news era uscita solo pochi giorni prima). Il comico ha motivato la decisione con gli insulti, le minacce e gli epiteti ricevuti da lui e dalla sua famiglia sui social dopo l’annuncio della sua partecipazione. Ha descritto questa “onda mediatica negativa” come un’alterazione del “patto fondamentale” con il pubblico, rendendo impossibile proseguire
Le critiche sono nate dall’annuncio del 6 febbraio, con accuse di fascismo, omofobia e razzismo che Pucci ha respinto, affermando: “Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più” e negando qualsiasi odio. Ha ringraziato Conti e la Rai per l’opportunità, confermando il suo impegno nel teatro e negli spettacoli dal vivo.
I precedenti
1976: il primo passo indietro di Domenico Modugno
L’auto-rinuncia di Pucci è un caso che raramente capita nella storia del Festival. La conduzione o co-conduzione di una serata dello spettacolo più importante per il nostro Paese può capitare una volta sola in carriera, ed è un’occasione da non farsi scappare. Eppure, già in passato sono avvenuti episodi simili.
Nel 1976 Domenico Modugno fu annunciato come conduttore del Festival. Una scelta forte, simbolica, che legava Sanremo a uno dei suoi artisti più rappresentativi. Poi, a soli tre giorni dall’inizio, Modugno rinunciò. Le motivazioni ufficiali restano legate a questioni personali e a tensioni organizzative, ma poco importa.
La Rai si trovò costretta a cambiare in corsa. La conduzione passò così a Giancarlo Guardabassi, chiamato a gestire un Festival preparato per altri, con tempi strettissimi. Modugno prese comunque parte alla rassegna, come ospite d’onore. È uno dei primi segnali che anche Sanremo, quando perde il suo volto guida, può vacillare.
1989: il no di Pozzetto, che diede vita al Festival dei “figli di”
Il caso più traumatico resta però quello del 1989. Renato Pozzetto fu indicato come conduttore principale, ma rinunciò poco prima dell’inizio della manifestazione. Questa volta il problema non fu solo il ritiro, ma anche l’assenza di un piano B credibile.
La Rai, trovandosi senza alternative pronte e con poco tempo, dopo aver ricevuto il no di altri artisti come Pippo Baudo, Enrico Montesano, Renzo Arbore e Loretta Goggi (tutti consapevoli del poco tempo a disposizione), decise di affidare la conduzione a quattro giovani “figli d’arte”: Rosita Celentano, Paola Dominguín, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi, che nelle idee originali avrebbero dovuto affiancare Pozzetto in qualità di “valletti”.
L’esperimento forzato, nato dall’emergenza, ha segnato una delle edizioni più criticate della storia del Festival, tra difficoltà di gestione, inesperienza e un clima generale di smarrimento. Al tempo stesso, però, quell’edizione resta una delle più ricordate, anche se non per i motivi sperati. È l’esempio più chiaro di quanto la rinuncia di un conduttore, a ridosso dell’evento, possa cambiare il destino di un’intera edizione.
Andò meglio sul fronte musicale: quell’edizione fu vinta da “Ti lascerò” di Anna Oxa e Fausto Leali, mentre tra i brani in gara figurano “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini”, “Vasco” di Jovanotti e “Cosa resterà degli anni ’80” di Raf, tutti brani diventati parte della storia della musica italiana anni Ottanta.
2004: la rinuncia di Bonolis
Diverso, ma altrettanto significativo, il caso di Paolo Bonolis. Nel 2004 fu dato per certo alla guida del Festival, ma nell’autunno precedente decise di fare un passo indietro. Alla base della scelta ci sono impegni televisivi già in corso (in quell’anno conduceva la prima edizione di Affari Tuoi e Domenica In); a pensare sulla sua rinuncia anche una scarsa sintonia con la direzione artistica guidata da Tony Renis.
La Rai ebbe qualche mese di tempo per reagire rispetto ai casi precedenti e scelse Simona Ventura come conduttrice principale, che accettò l’incarico a gennaio 2004, a due mesi dalla prima serata. Il Festival andò in onda senza scossoni strutturali, ma resta l’idea di un’edizione nata da un cambio di rotta forzato, non da un progetto condiviso fin dall’inizio.
Quel Festival, che vide a fianco di Ventura anche Gene Gnocchi, Maurizio Crozza e Paola Cortellesi, è ricordata per essere stata anche l’edizione dei boicottaggio delle case discografiche, che non mandarono i propri artisti in gara. La direzione artistica fu così costretta a virare su nomi per lo più meno noti. A vincere fu Marco Masini con “L’uomo volante”.








