Un po’ di storia sugli imitatori (ospiti e non) al Festival di Sanremo
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Chi sono stati gli imitatori più famosi della storia di Sanremo? Da Loretta Goggi e Anna Marchesini a Virginia Raffaele e Checco Zalone, fino al ritorno di Ubaldo Pantani nel 2026. Rivivi tutte le maschere e le parodie che hanno fatto discutere il Festival.

Il Festival di Sanremo non è mai stato “solo” una gara di canzoni. Guardiamola così: se gli spartiti sono l’anima dell’Ariston, le imitazioni ne sono sempre state il pepe, l’elemento di disturbo capace di trasformare una serata – magari troppo ingessata – in un evento di culto. E’ il momento in cui il Festival entra nella sua fase più leggera, quella dello spettacolo puro.

L’imitatore a Sanremo ha un compito difficilissimo: deve dissacrare il tempio della musica proprio mentre lo celebra. È un gioco di specchi che dura da decenni e che, con il ritorno di Carlo Conti nel 2026, si prepara a scrivere un nuovo capitolo con l’annunciata performance – a Che tempo che fa – di Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann nella serata di giovedì 26 febbraio.

Ma come siamo arrivati fin qui? Dalle voci “istituzionali” alle maschere totali di Anna Marchesini o Virginia Raffaele, ripercorriamo la cronologia di chi ha osato “rifare il verso” al mondo proprio sul palco più prestigioso d’Italia.

Le Signore che hanno cambiato le regole

Loretta Goggi: Il mito (1986)

Tutto parte da qui. Loretta è la prima donna a condurre il Festival da sola. Sebbene nel 1986 non scelga di fare imitazioni dirette sul palco, la sua sola presenza è una dichiarazione d’intenti. Loretta è colei che ha reso l’imitazione femminile una forma d’arte nobile (indimenticabili le sue Mina e Patty Pravo nei varietà precedenti). La sua conduzione “mimetica” e la sua capacità di giocare con le voci hanno tracciato la strada per tutte le altre.

Anna Marchesini: L’irriverenza geniale (1986 – 2002)

Anna è stata il terremoto. Con il Trio (assieme a Lopez e Solenghi) ha scardinato il Festival nel 1986, 1987 e 1989 con parodie di telenovelas e personaggi storici. Ma è da solista che ha lasciato il segno:

  • 1999: Con Fabio Fazio, “invade” la platea nei panni della Sora Flora, la casalinga che commenta cinicamente i big, ma ricordiamo anche la famosa comparsa della sua Gina Lollobrigida sorpresa da un Al Bano in formissima che strappò un aiuola dalla scenografia per omaggiarla: “Ha ‘scotennato’ tutto il palcoscenico” disse cogliendo la palla al balzo.
  • 2002: Con Pippo Baudo, regala la sessuologa Merope Generosa. Un momento di rottura totale, dove la comicità surreale della Marchesini mise quasi in ombra la gara.

Virginia Raffaele: La trasformista totale (2015 – 2019)

Parliamo di una delle professioniste più gettonate di questi ultimi anni. Virginia non imita, lei “possiede” i personaggi.

  • 2015: Esordisce come ospite con una Ornella Vanoni da antologia.
  • 2016: Da co-conduttrice, porta una maschera diversa a sera: Sabrina Ferilli, la divina Carla Fracci, una surreale Donatella Versace e l’immancabile Belén Rodriguez.
  • 2017: Torna come ospite per un omaggio poetico e divertentissimo a Sandra Milo, scendendo le scale come una nuvola bianca e incarnando l’eterna fanciullezza della “Sandrocchia”.
  • 2019: Conduce con Baglioni, portando letteralmente delle performance di trasformismo che ormai gestiva già come una fuoriclasse.

I Re della voce e della satira

Gigi Sabani: Il precursore (1989)

Sabani è stato il primo a portare l’imitazione “da studio” sul palco di Sanremo. Nel 1989 – anno di complicata transizione per il Festival, nonostante il grande successo di pubblico – Gigi arriva all’Ariston non da ospite, non da conduttore o co-conduttore, bensì da big in gara cantando La fine del mondo, scritto da Cutugno dove imita Adriano Celentano.

sanremo

 

Teo Teocoli: Il disturbatore d’autore (2000)

Accanto a Fabio Fazio, Teo porta il caos. È l’anno del suo Cesare Maldini, dell’avvocato Gianni Agnelli, del suo leggendario Adriano Celentano e dell’allora sindaco di Milano Gabriele Albertini. Per la prima volta, l’imitatore non è un intervallo, ma il motore del programma.

Pochi ricordano però che nel 2002, con il ritorno alla conduzione di Pippo Baudo, Teocoli tornò all’Ariston nei panni di Keith Richards, il chitarrista dei Rolling Stones.

Maurizio Crozza: Il graffio politico (2004 – 2017)

Con Crozza la satira entra a gamba tesa.

  • 2004: Durante il Sanremo condotto da Simona Ventura vestì, tra gli altri, i panni dello scienziato Antonino Zichichi.
  • 2013: L’anno della contestazione. Entra come Silvio Berlusconi e viene fischiato dalla platea. Prosegue poi con Pier Luigi Bersani.
  • 2017: Interviene con le sue “copertine” in collegamento, parodiando Sergio Marchionne e portando i temi dell’economia sul palco dei fiori.

Gli specialisti del carattere e il nuovo millennio

  • Neri Marcorè (2013): Accanto a Fabio Fazio, propone un’imitazione colta e misurata, tra cui il suo iconico Alberto Angela.
  • Checco Zalone (2022): Scardina tutto con personaggi “tipo” come il virologo Oronzo Carrisi e il trapper Ragadi, parodiando la società post-pandemia.

Sanremo 2026 e Ubaldo Pantani

Per il suo quinto anno da conduttore e direttore artistico, Carlo Conti ha scelto di puntare su una garanzia. Ubaldo Pantani, già visto in diverse incursioni festivaliere e al DopoFestival, nel 2026 vestirà i panni di Lapo Elkann. Perché Lapo? Perché è un personaggio imprevedibile, perfetto per quel linguaggio ‘unshow’ “insolito e moderno” che da sempre cerchiamo di raccontare.

 

 

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