

Il Festival di Sanremo nella settima arte: 5 commedie italiane dove la kermesse musicale viene parodiata, presa in giro o fa da sfondo ad altre storie.
Sanremo e il cinema.
Essendo parte integrante del costume italiano, il Festival della Canzone Italiana non poteva non riflettersi anche nella settima arte, tra musicarelli, biopic di artisti famosi, film celebrativi e documentari.
In questo caso, però, ricordiamo 5 commedie italiane in cui il Festival di Sanremo è stato oggetto di satira, di parodie o semplicemente fa da sfondo in storie di diverso genere, ambientate nel mondo dello spettacolo e non solo.
Gole ruggenti (1992) di Pier Francesco Pingitore
Uno dei film sul Festival di Sanremo più conosciuti è sicuramente Gole Ruggenti, commedia targata Bagaglino, diretta quindi da Pier Francesco Pingitore, uscita nelle sale nel 1992.
Pur non venendo mai menzionato esplicitamente nella pellicola, il film è una chiara satira sul Festival di Sanremo e sulle dinamiche e i presunti meccanismi che lo governano.
Il film è ambientato durante la settimana di preparazione di un’importante gara canora (il mai nominato Sanremo, come già anticipato). I preparativi si rivelano un caos totale tra prove disastrose, raccomandazioni e scandali. Il protagonista è il conduttore Paolo Galli (interpretato da Pippo Franco) che si trova sull’orlo di un esaurimento nervoso in quanto è chiamato a destreggiarsi tra pressioni politiche, intrighi discografici, colleghe di lavoro incapaci e anche problemi personali.
Una scena del film ricalca un episodio avvenuto realmente ossia la squalifica dal Festival di Sanremo 1992 della canzone Me gusta il movimento di Jo Squillo, in quanto non inedita. Nel film, la stessa Jo Squillo, nei panni della cantante Pat Rubino, viene squalificata per il medesimo motivo e durante una conferenza stampa si esibisce con la canzone squalificata, Timido, spogliandosi e rimanendo nuda davanti ai fotografi.
Sposerò Simon Le Bon (1986) di Carlo Cotti
Sposerò Simon Le Bon è uno dei film italiani che ha fotografato al meglio l’atmosfera che si respirava in Italia, nella fattispecie a Milano, tra i giovani negli anni ’80, nel pieno dell’esplosione del fenomeno dei Paninari, tra piumini Moncler e scarpe Timberland.
La protagonista è Clizia, una sedicenne di buona famiglia che, come tantissime sue coetanee dell’epoca, vive un’ossessione adorante per i Duran Duran e in particolare per il loro leader, Simon Le Bon. Mentre fantastica sul suo matrimonio con il cantante, Clizia vive anche la sua realtà quotidiana e, di conseguenza, le sue prime vere esperienze sentimentali: la ragazza, infatti, si ritrova al centro delle attenzioni di Alex, un ragazzo più grande che cercherà di conquistarla.
Il film si chiude con l’annuncio della partecipazione dei Duran Duran al Festival di Sanremo. Clizia e la sua amica Rossana, quindi, decidono di partire per la Riviera: Clizia ruberà il tesserino da giornalista di suo padre nella speranza di riuscire ad infiltrarsi negli hotel o nel backstage per conoscere la band ma l’impresa, nonostante l’entusiasmo, fallirà.
Il film è tratto da un libro cult uscito nel 1985, Sposerò Simon Le Bon – Confessioni di una sedicenne innamorata persa dei Duran Duran, scritto da Clizia Gurrado.
“FF.SS.” – Cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?” (1983) di Renzo Arbore
In questo film meta-cinematografico di Renzo Arbore, lo showman foggiano, nei panni di se stesso, è in cerca di una nuova idea dopo il successo de Il Pap’occhio e, casualmente (o miracolosamente), si imbatte in una sceneggiatura originale scritta addirittura da Federico Fellini e inizia, quindi, a girare il nuovo film.
Nel film presente nel film, Arbore interpreta Onliù Caporetto, uno sgangherato impresario che cercherà di lanciare nel mondo dello spettacolo la giovane Lucia Canaria, interpretata da Pietra Montecorvino, cantante affetta da “napoletanite”.
L’impresario e l’aspirante cantante inizieranno, quindi, uno sconclusionato viaggio in Italia per riuscire a raggiungere il successo. Grazie allo Sceicco Beige, rivelazione del momento e inventore dell'”arabian sound” (interpretato da Roberto Benigni), Lucia riuscirà a calcare il palco del Festival di Sanremo.
La sceneggiatura del film, però, è incompleta e Arbore, insieme a Luciano De Crescenzo, tornerà sotto casa di Fellini nella speranza di avere un finale…
Il film è celebre per l’incredibile numero di cameo di personaggi famosi dell’epoca che interpretano se stessi o ruoli assurdi: Pippo Baudo, Raffaella Carrà, Massimo Troisi, Domenico Modugno, Maurizio Costanzo, Gigi Proietti e molti altri.
Mixed by Erry (2023) di Sydney Sibilia
Ambientato nella Napoli degli anni ’80 e ’90 e ispirato ad una storia vera, il film segue le vicende di Enrico Frattasio (detto Erry), un ragazzo che sogna di fare il dj ma che lavora in un negozio di elettrodomestici. Per arrotondare, Erry inizia a creare delle compilation personalizzate su musicassette, curando con attenzione la selezione dei brani.
Insieme ai fratelli Peppe e Angelo, Erry trasforma questa attività amatoriale in un vero e proprio business. Grazie ad un’intuizione commerciale e ad una rete di distribuzione capillare, il marchio Mixed by Erry diventa un fenomeno di massa non solo a Napoli ma in tutta Italia e il loro successo inizia ad attirare l’attenzione delle etichette discografiche e della Guardia di Finanza.
I fratelli Frattasio erano celebri soprattutto per le compilation del Festival di Sanremo che riuscivano a mettere in commercio quasi in contemporanea con l’evento televisivo e prima dell’uscita delle compilation ufficiali. Per depistare le indagini, Erry si farà seguire dal capitano della Guardia di Finanza a Sanremo dove quest’ultimo tenterà di individuare una talpa: in realtà, le canzoni venivano registrate dai genitori dei tre fratelli, direttamente a casa loro, dalla tv.
Il film e la storia reale si concludono con l’inevitabile caduta: nel 1997, l’attività viene smantellata dalle autorità e i fratelli Frattasio vengono arrestati per associazione a delinquere e contraffazione.
Ravanello pallido (2001) di Gianni Costantino
In questo film con protagonista Luciana Littizzetto (che negli anni successivi co-condurrà realmente, insieme a Fabio Fazio, le edizioni 2013 e 2014 del Festival), la protagonista è Gemma Mirtilli, segretaria timida, sottovalutata e sfruttata che lavora in un’agenzia di talenti.
La svolta avviene quando il suo amico parrucchiere, Callisto, la convince a cambiare look, tingendole i capelli di un colore insolito ossia il ravanello pallido che dà il titolo al film.
A causa di vari eventi, Gemma viene lanciata dal capo della sua agenzia come nuova sex symbol anticonvenzionale e vicina al popolo. Gemma, inizialmente impacciata, diventerà presto un fenomeno mediatico e arriverà addirittura a candidarsi per la conduzione del Festival di Sanremo, sogno che riuscirà a coronare nel finale del film.





