

Da un gioco di società Anni ’80 la tv ha scoperto e riscoperto un format, quello della deduzione sociale fatta gioco: The Traitors ha rilanciato l’idea, ma è sui social che è diventata virale con l’Impostore, diventando alla portata di tutti
Nulla si crea, tutto si trasforma. Vale anche per la televisione e per i social network, che in questi mesi stanno riscoprendo un nuovo modo di mettersi alla prova. Il punto di partenza? Il gioco di deduzione sociale, ovvero situazioni in cui un gruppo di persone devono collaborare per smascherare qualcuno o qualcosa. Il classico “whodunnit” tipico delle serie tv gialle, insomma, che diventa reality, sia esso pensato per la tv o per una piattaforma.
Il Lupus in Fabula, da cui tutto ebbe origine
Prima ancora che la tv si appropriasse di questa idea, il gioco di deduzione sociale era già in voga, soprattutto tra chi organizza serata tra amici tenendo spenta la tv. Dagli anni Ottanta in poi ha infatti cominciato a circolare il gioco di Lupus in Fabula (o Tabula), dal meccanismo estremamente semplice ma capace di “fare gruppo”.
Il gioco (che nelle sue varianti ha assunto anche il nome di Lupo nel villaggio o Mafia) consiste nel designare, tra i partecipanti, uno o più “lupi” o “assassini” che, fatta notte (e quindi quando i partecipanti, su indicazione di un Narratore, devono chiudere gli occhi), indicano chi sarà la loro prossima vittima. Di turno in turno (il gioco varia a seconda della quantità di persone) si deve quindi scovare il colpevole che, dal canto suo, deve riuscire a deviare i sospetti nei suoi confronti e restare in gioco.
Il meccanismo del gioco non richiede strumenti accessori per poterlo mettere in pratica, ma nel corso degli anni le grandi aziende produttrici di giochi in scatola hanno annusato il potenziale successo dell’idea e messo sul mercato alcune versioni di Lupus in Fabula con tanto di regolamento scritto e ruoli da pescare da un mazzo di carte.
C’era una volta La Talpa, oggi tocca ai Traitors
Dai salotti alla tv il passo è stato breve: nei primi anni Duemila questo trend aveva destato curiosità tra il pubblico televisivo con il format belga The Mole, giunto in Italia con il titolo La Talpa. Tre edizioni tra Rai 2 e Italia 1 tra il 2004 e il 2008 e poi, su Canale 5, lo sfortunato revival. Prove d’azione, convivenza forzata e un obiettivo: scovare chi, tra i concorrenti, stava remando contro il gruppo per portarsi a casa il montepremi accumulato.
Nel 2021 l’idea della deduzione sociale applicata alla tv torna in voga con The Traitors, format olandese diventato fenomeno in più Paesi. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito il format (sdoppiatosi con una versione nip e una celebrity) ha totalizzato milioni di spettatori. In Italia, Prime Video ha lanciato la prima stagione il 30 ottobre 2025, con Alessia Marcuzzi che guida un gruppo di vip in un castello in Trentino: i tre traditori “uccidono” di notte, i leali indagano di giorno.
The Traitors Italia ha goduto di un passaparola fortissimo sui social. Secondo Hit di Affari Italiani Fremantle, che lo produce, punterebbe sulla messa in onda della prima stagione su Rai 2 per la primavera: tre serate con le puntate già trasmesse, per testare il pubblico generalista. Se dovesse funzionare, si potrebbe lavorare a spostarlo direttamente sulla Rai.
I Traditori sui social diventano Impostori
@eli.sula qui palese🤣 @Elenina @AleMalta @Flusaaaaaa #impostor #splash #game #perte #impostore ♬ suono originale - Elisa Sula
La nuova evoluzione del gioco di deduzione sociale oggi passa sui social network, dove è Impostore mania. Così si chiama il nuovo gioco che sta generando trend virali a cui partecipano influencer e gente comune. In questo caso, per permettere lo svolgimento del gioco, è necessario l’utilizzo di un’app: le più gettonate, alcune gratuite altre a pagamento, sono Splash (che include anche altri giochi di società), Impostor Party, Fakeit e Undercover.
E’ l’app stessa a stabilire chi, nel gruppo di partecipanti, sarà l’Impostore. A tutti i concorrenti viene mostrata una parola, tranne che all’Impostore. Al via, ciascuno deve pronunciare una parola che sia legata logicamente a quella indicata dall’app: ad esempio, se la parola è “Sanremo”, i concorrenti possono dire “Festival”, “Scale”, “Canzoni”, “Orchestra”, “Liguria” e così via.
L’Impostore, che non conosce la parola, deve dedurre quale sia e cercare di restare il più aderente possibile alle scelte degli altri concorrenti, per non farsi sgamare. È utile, quindi, evitare di essere troppo specifici all’inizio, per cercare di stanare l’Impostore più facilmente (se la parola è “Sanremo” e si usa subito “Festival”, l’Impostore potrebbe capire velocemente e non farsi scoprire). Dopo un tot di giri, il gruppo deve votare chi è l’Impostore, che quindi può rivelarsi: se non è stato scoperto, ha vinto.
La deduzione sociale diventa così un gioco che ricrea il senso di gruppo, proprio come faceva Lupus in Fabula. D’altra parte, tocca un nervo primordiale: fidarsi o tradire, un bivio ancora più marcato in un’epoca di fake news e filtri. La tv lo ha strutturato, i social lo hanno democratizzato.
Il trend virale che conquista tutti
In poco tempo il trend del gioco dell’Impostore sta conquistando tutti: clip da pochi minuti (il gioco non è particolarmente lungo) stanno tenendo incollati allo schermo milioni di follower. Ovviamente, più le reazioni sono esagerate, più le espressioni di chi partecipa mostrano imbarazzo o divertimento, più si genera engagement con il pubblico. Che, a differenza di altri trend diventati virali, può replicarlo facilmente e velocemente: basta un gruppo di amici, una stanza, un’app e uno smartphone per riprendersi.
Un’evoluzione simile era accaduta pochi anni fa anche con il format di LOL-Chi ride è fuori: dopo il grande successo su Prime Video, numerosi creator (soprattutto comici) hanno proposto la loro versione, invitando amici e colleghi a mettersi davanti a una fotocamera e fare battute e freddure per far ridere gli altri ed eliminarli.
Il motivo del successo? L’accessibilità
Questo trend unisce vecchio e nuovo: la tv ha dato legittimità a un’idea nata dalle serate tra amici e l’ha riportata in voga con un format che unisce reality a tensione narrativa. Nell’epoca dei social network, le app hanno dato a quell’idea accessibilità: non serve essere famosi o fare trasferte in suggestivi castelli per provare il brivido dell’indagine o del mascheramento.
Il successo dell’Impostore conferma come le nuove generazioni non si limitano più a guardare la televisione da spettatori passivi: prendono idee e le remixano, per diventare loro protagoniste. L’impostore è l’esempio perfetto: un’idea da castello medievale diventa sfida da Instagram Stories. E se Rai 2 porterà in onda The Traitors, prepariamoci a un 2026 di app cloni e reality ibridi. Leali vs impostori non è solo un gioco: è il nuovo storytelling partecipativo.






