

I gadget messi a disposizione da McDonald’s, con un apposito Menù, sono la conferma che Friends è diventato qualcosa di più di una serie tv. Capace di attraversare generazioni e di creare engament anche a oltre vent’anni dalla conclusione: il suo universo narrativo è chiuso, ma genera ancora marketing (e profitti)
Ci sono serie tv che segnano un’epoca ma che, passata l’epoca stessa, restano confinati a quegli anni, lasciando giustamente il posto a nuove storie e nuovi personaggi. E poi c’è Friends, un caso più unico che raro nel panorama seriale internazionale.
Dieci stagioni, in onda negli Stati Uniti dal 1994 al 2004, e niente più. Nessun reboot, nessun sequel, nessun prequel. “Solo” uno speciale celebrativo con il cast al completo (andato in onda nel 2021). Di Friends ci sono rimasti quei 236 episodi e la possibilità di rivederli all’infinito in streaming o in televisione. Eppure, di Friends si continua a parlare, continuano ad essere generati contenuti e la sua popolarità non sembra voler cedere il passo.
Un caso più unico che raro: se teniamo in considerazione altre serie tv cult degli ultimi anni, da Lost a The Big Bang Theory, nessuna è riuscita a mantenere un engagement così alto con il pubblico e, cosa ancora più importante, a attraversare più generazioni: Friends piace ai Millennial che lo hanno visto “live”, ma anche ai Boomer che magari lo hanno recuperato dopo averne sentito parlare e ancora alla Gen Z, la più lontana da certe dinamiche raccontate nella serie.
Friends, insomma, è diventato qualcosa di più di una semplice pagina della Storia della Tv: da racconto di un’amicizia generazionale a esperienza di visione che ha superato il piccolo schermo ed è entrato nelle nostre vite e nei nostri desideri di possesso.
Il Friends Menù da McDonald’s che trasforma l’operazione nostalgia in collezionismo
Numerosi i marchi e le aziende che hanno annusato una possibilità di guadagno da questo fenomeno: l’ultima è stata McDonald’s, che ha lanciato dal 18 febbraio anche in Italia il Friends Menu, ovvero un Menù a scelta che include un gadget ispirato a Friends. Nella prima fase si tratta di sei miniature da collezione dedicate ai protagonisti; a marzo, al loro posto, arriveranno tazze da colazione in edizione limitata a tema Central Perk.
Il comunicato ufficiale con cui McDonald’s ha lanciato l’iniziativa parla apertamente di collezionismo come leva culturale e sociale, citando senso di appartenenza, riconoscimento e community. Non è un caso che il target dichiarato siano Gen Z e Millennials, due generazioni che hanno scoperto Friends in modi differenti, ma che oggi lo condividono come linguaggio comune. Il gadget, in questo caso, non serve a “ricordare” la serie, ma a portarla nella quotidianità.
Un universo “chiuso” ma ancora attivo
La particolarità di questa operazione e di tutte le altre che continuano ad alimentare la popolarità di Friends sta nel fatto che la sit-com, lo ripetiamo, si è conclusa nel 2004. Li abbiamo lasciati scendere per l’ultima volta le scale del loro condominio per recarsi al Central Perk, per un ultimo caffè prima che Monica e Chandler si trasferissero con i loro figli altrove.
I più attenti ricorderanno il tentativo da parte della Nbc si proseguire l’universo narrativo di Friends con Joey, spin-off con protagonista il personaggio interpretato da Matt LeBlanc, che però durò solamente due stagioni e, oltre al protagonista, non ebbe alcuni collegamento alla serie madre (David Schwimmer ne diresse due episodi, senza però comparire in scena).
Friends è finito da più di vent’anni eppure il suo universo sembra essere ancora attivo e capace di generare contenuti sempre nuovi. E questo aspetto pone la sit-com sorprendentemente alla pari con altre produzioni come I Simpson, I Pokemon, One Peace, Harry Potter o Stranger Things (che sta già generando varie continuazioni dopo la sua conclusione), i cui universi narrativi continuano a dare la spinta al marketing ad essi collegati. Friends, pur non avendo questo “motore”, continua a regalarci gadget che permettono alla sua community di riconoscersi e identificarsi.
Il caso dei Central Perk cafè
Per rendere l’esperienza veramente immersiva, però, serviva altro: se altri universi narrativi hanno creato parchi a tema per portare il pubblico nelle atmosfere delle serie o dei film (pensate ai parchi dedicati ai Simpson ed Harry Potter o alle attrazioni in stile Star Wars), Friends ha fatto di più.
A Boston prima e a New York poi hanno aperto due tavole calde a tema Central Perk: qui si possono ordinare caffè e panini che richiamano nei loro nomi alcuni titoli e citazioni della serie, ma a disposizione dei fan ci sono anche degli angoli instagrammabili, come quello con l’iconico divano.
Ai fan si dà l’opportunità di diventare altro, non più semplici spettatori e appassionati in forma passiva della serie, ma clienti di quello stesso luogo in cui hanno sempre sognato di ritrovarsi con i propri amici. Da telespettatori a clienti e acquirenti: la metamorfosi si completa.
Friends ha sorpassato anche se stesso
L’operazione McDonald’s sancisce il caso Friends come unico nella storia della serialità televisiva. Perché è vero che altre serie finiscono e vengono ricordate, ma Friends continua a produrre valore economico e simbolico nel mondo reale, senza bisogno di riattivare la narrazione. Quel loop continuo di episodi, sketch e tormentoni basta e avanza.
Friends ha superato da tempo il mezzo che l’ha generata e, in fondo, ha superato anche se stesso. Non è più soltanto una serie tv né un prodotto da piattaforma. È un brand post-televisivo, capace di vivere nel merchandising, negli spazi fisici e nei rituali di consumo contemporanei. E il fatto che questo accada oltre vent’anni dopo la sua conclusione è il vero dato che merita attenzione.






