La Rai “perde” l’Auditorium del Foro Italico: storia di un luogo che era propaganda ed è diventato casa del sabato sera

Tra Carràmba, Telethon, Il Cantante Mascherato e il glass di Viva Rai2!, lo storico studio romano esce dalla mappa Rai: una scelta industriale che cancella un pezzo di memoria televisiva condivisa

Negli anni Trenta era il Foro Mussolini, monumentale cittadella dello sport del regime fascista. Oggi, per gli appassionati di tv, è soprattutto “la casa di Ballando con le stelle”, ma anche il luogo dove hanno preso forma Carràmba, Telethon, Il cantante mascherato e persino il glass di Viva Rai2! nella sua seconda stagione.

Eppure, dopo una lunga serie di show cult, la Rai ha deciso di non rinnovare il contratto d’affitto dell’Auditorium del Foro Italico: una scelta industrialmente comprensibile, ma che somiglia molto a un addio a un pezzo della propria storia.

Un contratto non rinnovato

La Rai, ha scritto Il Messaggero, avrebbe deciso di non rinnovare il contratto di locazione con Sport e Salute, proprietaria dell’immobile, e l’affitto (intorno ai 350mila euro l’anno) non sarà più corrisposto oltre la scadenza di giugno 2026.

Negli ultimi vent’anni la Rai ha scelto l’Auditorium del Foro Italico come location per Ballando con le stelle, da cui va in onda fin dalla prima edizione. Un capitolo che sembra dunque giungere alla conclusione: dalla prossima stagione il programma dovrà cambiare studio (e già immaginiamo la “capitana” Milly Carlucci al lavoro per curare ogni singolo dettaglio).

Le ipotesi più accreditate parlano di un trasferimento a Saxa Rubra, con allestimento di una nuovo grande studio per poter ospitare cast, orchestra e pubblico, in linea con la strategia di riportare il più possibile la produzione all’interno delle strutture di proprietà. E chissà se non sarà il modo per cambiare la storica scenografia di Ballando, che va detto ad oggi resta una delle più curate e suggestive della tv italiana.

Un complesso nato per la propaganda

Il Foro Italico è nato alla fine degli anni Venti, quando il regime fascista affidò all’architetto Enrico Del Debbio il progetto del Foro Mussolini: una cittadella sportiva fatta di assi monumentali, mosaici e statue che dovevano celebrare il mito del corpo e della disciplina.

Tra il 1927 e il 1932 presero forma l’Accademia fascista di educazione fisica, lo Stadio dei Marmi e lo Stadio dei Cipressi, futuro Olimpico; dopo la guerra il complesso cambia nome in Foro Italico e diventa il cuore dello sport italiano, con le Olimpiadi del 1960, gli internazionali di tennis e i grandi eventi che ancora oggi lo occupano.

L’incontro con la Rai

La Rai entra in gioco dopo che in piazza Lauro De Bosis nasce l’Auditorium, pensato in origine come sala per concerti e sede dell’orchestra sinfonica di Roma della tv pubblica, con una grande platea e un’acustica “da musica” più che da show televisivo: non è un caso che ogni fine gennaio le prime prove degli artisti in gara al Festival di Sanremo avvengono proprio qui dentro, con i Big che intonato le note dei loro brani circondati dalla “sala da ballo” che fino a un mese prima ha accolto esibizioni e polemiche.

Dalla seconda metà degli anni Novanta la sala viene convertita in studio tv: è qui che nel 1995 si accende la prima edizione di Carràmba che sorpresa! (poi tramutato in Carramba che Fortuna! con l’abbinamento alla Lotteria Italia), sancendo il legame tra Raffaella Carrà e questo spazio e inaugurando la stagione del Foro Italico come tempio della tv generalista del sabato sera. In quegli anni la conduttrice presentò anche altri due programmi, Amore e Sogni, facendo dell’Auditorium la casa delle sue trasmissioni tv.

Un legame che è proseguito anche dopo la fine del programma, avvenuta nel 2009. L’Auditorium negli anni successivi è stato ancora associato a questo programma cult, sebbene nel frattempo fosse diventato sede di Ballando con le Stelle, tant’è che alla scomparsa di Raffaella Carrà, nel 2021, era cominciata a circolare tra l’opinione pubblica la richiesta di intitolarle la struttura.

Non solo Carramba e Ballando

Ma nel corso degli anni l’Auditorium del Foro Italico ha ospitato altri programmi tv targati Rai: a cominciare da alcune maratone Telethon, con la sala trasformata in quartier generale solidale del servizio pubblico. Tre delle quattro edizioni de Il Cantante Mascherato (anch’esso condotto da Milly Carlucci) si sono tenute proprio qui: la prima andò in onda dallo Studio 5 del Centro di Produzione Fabrizio Frizzi, ma dal 2021 si optò per lo spostamento, anche per ragioni di sicurezza: in piena pandemia, gli spazi dell’Auditorium garantivano maggior distanziamento fisico tra cast artistico e tecnico.

Anche la prima edizione di Noos – L’avventura della conoscenza di Alberto Angela (ideale seguito di Superquark del padre Piero) fu registrata qui, portando nell’Auditorium un’altra dimensione, quella del racconto scientifico “spettacolarizzato” (il programma poi si è spostato prima al Centro di Produzione Rai di Napoli e poi negli studi del CPTV Frizzi).

Non va dimenticato che anche lo spazio esterno del Foro Italico è stato sfruttato dalla Rai per una delle sue produzioni più recenti: nella zona parcheggio e piscine del complesso di Sport e Salute, nella stagione 2023-2024 viene allestito il glass di Viva Rai2! per la seconda stagione del morning show di Fiorello, dopo l’addio a via Asiago. Uno spazio più ampio in cui Fiorello, Biggio, Mauro Casciari e gli ospiti hanno potuto giocare con esibizioni e coreografie (di Luca Tomassini) da vero varietà.

Nell’immaginario degli appassionati, dunque, il Foro Italico non è più solo tennis e atletica, ma anche e soprattutto dirette, grandi ospiti, gare di ballo e grandi reunion carrambesche. Tutti ricordi con cui ora la Rai e il suo pubblico dovranno fare i conti.

Perché la Rai saluta l’Auditorium?

Dal punto di vista industriale, la scelta della Rai di non rinnovare il contratto è più che giustificabile: l’obiettivo è risparmiare un affitto importante e concentrare mezzi e personale nei centri di produzione di sua proprietà, in un contesto di forte attenzione ai conti e alla razionalizzazione degli spazi.

Ma sul piano simbolico, per chi guarda la Rai da decenni, l’uscita dal Foro Italico ha il sapore di un taglio di nastro al contrario: si chiude il cerchio da Carràmba a Ballando, si perde uno dei pochi studi riconoscibili “a colpo d’occhio” dagli spettatori e, insieme a quelle pareti, si mette tra parentesi un pezzo di memoria condivisa.

Il paradosso è che il Foro Italico, nato come scenografia della propaganda fascista, grazie alla tv pubblica è diventato anche una casa popolare dell’intrattenimento: il luogo dei sabato sera in famiglia, delle telefonate solidali, delle sorprese in lacrime, delle maschere da indovinare e, da ultimo, delle risate mattutine.

Ora quel legame si interrompe e, se l’industria televisiva deve guardare avanti, la nostalgia degli appassionati guarda a quella platea con una certezza: certi show non abitano solo all’interno dei palinsesti, ma anche nei posti in cui li abbiamo visti nascere e diventare cult.

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